Auto-epitaffio

Sarebbe stato meglio se tu fossi stata una madre di merda. Le madri di merda le accettano tutti. Le madri di merda sono dappertutto. Le madri di merda fanno comodo. Come si dice? Mal comune, mezzo gaudio. Tutti i figli, prima o poi, pensano che la madre sia stata una merda o che abbia fatto cose di merda durante la maggior parte del tempo del suo status di madre. È naturale. Succede. Sarebbe stato tutto così tanto più facile. Sarebbe stato meglio se tu mi avessi abbandonata, se tu mi avessi picchiata ogni giorno a sangue, se avessi preferito uno dei tuoi uomini a me o mi se mi avessi prostituito per prenderti i soldi che ti sarebbero serviti a drogarti o a fare cose bellissime e fighe solo per te. Questo si capisce. Questo la gente lo accetta. Si, lo accetta. Tutti inorridiscono, certo, quando il telegiornale riporta certe notizie, ma poi non ci pensano più. Già presi dalla notizia seguente. Al male siamo abituati tutti, mamma. Abbiamo calli per il male, calli per le merdaggini degli altri, calli per le cattiverie e le infamie. Nelle fiabe, del resto, ci sono sempre la strega cattiva o lo stronzo di turno, no? Le fiabe riflettono la realtà.

E invece…

Invece no. Invece tu avevi già deciso, quando la merda, il dolore e gli strazi avevano iniziato a radicare nel tuo passato, che non lo saresti stata. E non lo hai fatto nemmeno consciamente. Non hai fatto corsi. Non hai fatto nulla. Sei stata solo te stessa. Andavi a intuito, cercando di capire cosa fosse bene e cosa fosse male. Quale grande rischio. Quanta totale incoscienza. Quanta fede. Ho un atroce dubbio, sai? Penso che tu sia stata “educata” mentre mi educavi. Penso che tu sia “cresciuta e abbia imparato” mentre mi crescevi e mi facevi imparare. Cercavi di “sentire” quello che sentivo io. Cercavi di ricordare quello che avevi “sentito” tu, in tutti gli stadi della mia vita. Culo vuole che, quando sono nata, tu avessi già vissuto 33 anni su questo pianeta e, perciò, un po’ di cose le avevi già viste. Un po’ di cose avevano già iniettato il loro veleno sotto la tua pelle, avevano già iniziato a far marcire la tua anima, piano piano. Le cose brutte, che ci piaccia o no, fanno questo. Fanno marcire la nostra anima, piano piano. Sta a noi cercare di non far aumentare la zona marcia al meglio delle nostre capacità. Questo mi hai insegnato.

A te non importava che io fossi come la progenie degli altri. A te non importava. A te importava che io ricordassi che, quand’avevo 5 anni, durante un temporale estivo, mi dicesti: “Si, esci. Esci senza ombrello e bagnati. Rotolati dentro le pozzanghere, sporcati, urla e ridi quanto vuoi. Per favore, però, fallo qua davanti così ti posso vedere, ok?”

Chissà se hai mai capito la differenza. Chissà se sei mai stata veramente conscia di quanto sia stato importante quello che hai fatto, come lo hai fatto, le cose che mi hai detto, come me le hai dette. Le lacrime che hai pianto davanti a me e di nascosto da me. Chissà se te renderai mai conto. Chissà se capirai mai. Chissà se hai capito.

E invece no. Non capirai mai il dolore che mi stai dando ora, andandotene così, senza nemmeno avvertire. Un albero, nutrirai. Così mi hai chiesto. E così ho fatto. Un salice piangente, ora, si nutre di quello che eri tu. Il vento tiepido gioca con i suoi lunghi rami che accarezzano l’aria e me, che mi ci sono seduta sotto; la schiena pigiata forte contro la sua corteccia, gli occhi semichiusi che, tra le lacrime, cercano TE, tra il sole e le nuvole. Non lo capirai mai. Dovevi essere una madre di merda. Dovevi fare le cose di merda che fanno tutti i genitori di merda. Così, non mi saresti mai mancata. Così, non avrei mai potuto rimpiangere quando ti ho mandato a cagare o quando non ti ho telefonato anche solo per 5 minuti. Così mi sarei sentita libera, finalmente, dalla tua merdosa oppressione. E invece no. Non mi dovevi lasciare libera di vivere, decidere, pensare, amare, ragionare, sperimentare, dolere e gioire, ESSERE. Se non mi avessi lasciata libera, ora non mi mancheresti. Quanto ti odio. Quanto ti odio. Dovevi essere una madre di merda. Così, poco me ne sarebbe fottuto di te, che non ci sei più, perché mai avrei notato la differenza. La differenza tra il sapere, pensare che ci sei e il non poter nemmeno immaginare che  tu non ci sarai mai più. Non avevo mai pensato che tu non ci potessi più essere. Non pensavo che ci sarebbe potuto essere il nulla, senza di te. Il nulla. Tu non ci sei. Tu sei aria. Tu sei invisibile. Tu sei energia. Tu sei invisibile. Tu sei il vento. Tu sei invisibile. Tu sei il profumo di lavanda mischiato a quello di Chanel N.5. Tu sei invisibile. Tu sei.

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