Fine

Mi sarebbe piaciuto chiudere con un numero pieno. Qualcosa tipo: e al decimo anno, Romala chiude i battenti. Dieci fa figo, no? E invece no. Invece va bene pure 12, di anni dopo. Il primo articolo sembra l’abbia pubblicato il 2 maggio 2008. Mamma mia se ne è passata di acqua sotto i ponti. E certi ponti sono pure crollati, all’anima loro. E ora? Ora niente. Ora smetto di confessarmi su ‘sto blog. Smetto di raccontare i cazzi miei qua. Smetto perché ho da vivere da un’altra parte. Ho da fare una marea di cose nuove. E così, invece di rivolgermi al solito lettore, come faceva il Manzoni, mi rivolgerò, a chiusura di questa fantastica avventura, a te, Laura. Vorrei fare delle considerazioni. Vorrei dare degli spunti di miglioramento. Vorrei aiutare a prevenire, se si può. Vorrei fare una specie di assurda lista delle cose che ho imparato finora e che, secondo me, non consideriamo molto spesso, sbagliando ovviamente.

Prima considerazione: ti accorgerai molto, ma davvero molto, tardi che c’è un numero spropositato di persone che parlano male di te, ti parlano dietro e ti sorridono davanti, ti schifano da capo a piedi senza dirtelo mai, spettegolano con altri come loro su quello che fai o non fai, ti giudicano senza sapere chi sei o da dove vieni e senza nemmeno volerlo sapere, pregano (lo giuro, credimi) pregano davvero che tu schiatti, SENZA CHE TU NE ABBIA MAI UN MOMENTO DI CONSCIA CONSAPEVOLEZZA. Questo ti farà male, lo so. Come ha fatto male a me. Così è, così era e così sarà sempre. C’è gente cattiva, Lala. C’è stato Hitler e c’è gente cattiva. Non si può evitare che vivano. Però…

Seconda considerazione: fottitene. Tanto gli torna tutto indietro. A pezzi enormi di merda solida e fumante. Credimi, ho visto tante volte ciò succedere. Se non hai fede in Dio, Lala, abbilo nella giustizia universale. C’è un più e un meno che, alla fine, danno un uguale. In questo devi credere. Null’altro. E un giorno mi darai ragione.

Terza considerazione: fai, fai, fai. Fai tantissimo bene, sempre e comunque. Il principio deve essere sempre lo stesso. Fare del bene quanto più si può cercando di non volere qualcosa indietro. Si vede quando si fa del bene: la gente sorride, tu sorridi. Se la gente piange di dolore al cuore e all’anima o se tu piangi di dolore al cuore e all’anima, vuol dire che bene non hai fatto. Semplice, no? Cerca, dunque, di farne più che puoi. Che se lo fai agli altri, lo fai sempre e solo a te stessa. E pure questa è una certezza da me provata. Ogni volta che vado a fare volontariato sto di un bene assurdo. Ogni volta che aiuto qualcuno, qualcosa di bello mi succede. Ogni volta che faccio un po’ di bene, me ne torna indietro tanto quanto. E non lo cerco nemmeno. L’altro giorno stavo aspettando di fare l’ennesima ecografia. Il medico era in ritardo di un’ora. Arriva uno che sbatte la pratica sul bancone. Va avanti e indietro come un pazzo. Guarda l’orologio e continua a dire che aveva l’appuntamento alle 10.40 e sono già le 11. Mi guarda e mi chiede a che ora avevo l’appuntamento. Alle 9.45, rispondo. Ah, dice lui. Poi il medico mi chiama, sto per entrare, e vedo questo che dietro di me quasi piangendo chiede al medico quante persone stanno aspettando ancora. Il medico dice: la signora che vede. Mi vien da ridere. Io devo fare l’eco alla tiroide imbastardita. Lui sicuramente alla vescica piena d’acqua che ha bevuto due ore fa e quanto ne so qualcosa pure io. E allora sai che faccio? Ero là dalle 9.15. Quasi due ore dopo, invece di tuffarmi nello studio, guardo il tizio, faccio la faccia da strafiga e dico: “passi pure, vada, vada… non si preoccupi”. Il medico non ci poteva credere. Lui nemmeno. Quasi piangeva (e non scherzo). Quando è uscito un momento per fare la pipì mi è passato davanti e ha detto: Dio la benedica. Dio no, pure, per favore, che ha altro da fare. Va bene che mi benedici tu, che per me sei Dio comunque tanto come me. Il medico poi, sai che ha fatto? “Le faccio il tagliando completo, và, che se lo merita” E mi ha ecografato tutto quello che poteva ecografare e pure di più. Mi ha detto che in 40 anni di carriera non ha mai visto un paziente fare passare un altro paziente. Che mi augurava di avere una buona vita e di stare sempre tranquilla. E mi ha stretto pure forte la mano. Ma così forte che tra un po’ me la rompeva in due e mi avrebbe dovuto fare l’ecografia al polso per rottura da stretta di mano. E sono stata felice, Lala. Ma felice davvero. Sorridevo come una fottutissima Pasqua. E tutto il giorno, in ufficio, sono stata tranquilla perché avevo fatto qualcosa di bello e chiunque mi provocasse (e ce ne sono state occasioni) non ha avuto nulla in cambio se non uno stupido sorriso perché, dentro di me, pensavo: tu non vali niente. Ci sono cose più importanti da fare nella vita, come lasciar passare uno con la vescica piena.

Quarta considerazione: se mai diventerai genitore, sappi che fare il padre e la madre assieme è una gran merda. Perciò, se puoi, cerca di evitarlo e di trovarti un compagno o una compagna di vita che faccia le cose con te. Sappi che non è da fighi far vedere che sai fare tutto tu. Te la pigli solo in quel posto e poi sono cazzi solo tuoi. Le cose della famiglia bisogna condividerle con chi hai creato quella fottutissima famiglia. E se non va bene, trovatene un’altra o un altro. Non fare tu tutte e due le cose. Non ti fa bene. All’inizio ti piace perché le cose vanno sempre e solo come vuoi tu. Poi non va bene. Perché decidi che così non è giusto e ti inizi a fare le domande che ti farebbe l’altro. E ti devi pure rispondere, questa è la sfiga, e lo devi fare pure obiettivamente cercando di immaginare come risponderebbe l’altro. A volte ci azzecchi, a volte no. E non è per niente facile. Non credo di esserci riuscita bene. Non credo di aver fatto ‘sto gran lavoro perché lo vedo che dipendi troppo da me, per certe cose. Ho sbagliato. Una cosa però so di sicuro: ho cercato di fare del mio meglio provando a non far male a nessuno. E questa è l’unica cosa che ti suggerisco di fare. Prova sempre a fare del tuo meglio. Tanto, i tuoi figli ti diranno sempre che sei stato un genitore mancante. E la tua risposta dovrà essere sempre: mancante, sì… ma mancante che ci ha provato. E ciò deve bastare. Perché non esistono genitori perfetti. Esistono genitori che ci provano e genitori che non ci provano. Quelli che non ci provano sono dei genitori mancanti. Quelli che ci provano sono dei genitori mancanti che ci provano. E questa è la mia opinione.

Quinta considerazione: piàcciti. Sì, piàcciti. Piàcciti tu. Agli altri non dobbiamo piacere per forza. Quando ci aspettiamo di piacere agli altri, facciamo un torto a noi stessi. Prima di tutto, dobbiamo piacere a noi stessi. Tu lo sai, dentro di te, cosa ti fa bella e cosa no. Fai le cose che ti fanno bella, dentro e fuori. E’ dura, lo so, dirsi la verità, ma bisogna farlo; per stare bene quando si aprono gli occhi, di prima mattina. Quel momento là, proprio quello là, è il momento in cui sappiamo se ci piacciamo oppure no. Sei bella, dentro e fuori, Lala. Non cambiare. Non modificare il tuo corpo e la tua anima per far felici gli altri. Fallo solo ed unicamente per te. Guardati dentro bene. Anche le cose che, a prima vista, ti sembrano brutte di te, sono belle perché sono tue. Se qualcuno dice che è schifoso stare a letto e, a un certo punto, chessò… fare una puzzetta letale e, magari, mettere la testa sotto la coperta per sentirne il fetore, così, solo per sentirlo di nuovo, come facevi da bambina, Lala, tu fottitene e fallo altre mille volte. E poi sorridi. Sorridi perché sei ancora capace di fare le puzzette e metterti con la testa sotto le coperte per vedere quanto resisti al quel gas lacrimogeno naturale. Lo sai che c’è gente di 50 anni che si scaccola e poi se le mangia? Ahhhh… che schifo. Sì, ma quanti lo fanno. Li ho visti io, con i miei occhi, checcazzo. E va bene così. E’ giusto che sia così. Non ammazzano a nessuno. Ed è giusto che sia così.

Sesta considerazione: fai l’amore. Fai tanto l’amore. Per amore, solo per amore. Perché pure per quello siamo nati. E’ così bello fare l’amore con chi si ama. Ama chi ami e si lascia amare da te. Non insistere con gente che non ti ama, palesemente. Non ti ossessionare. Molla il colpo e ubriacati, se ti serve. Ma ama, se puoi, chi ti ama sempre e più che puoi. E’ così bello essere amati da chi si ama. Pure fisicamente, anzi… molto fisicamente. Quel clitoride, davvero, che te l’ho fatto a fare se non per fare l’amore e per farti del bene? Ecco, partendo dal principio che nulla viene creato per nulla, basta pensare che il tuo clitoride sta là perché ha una funzione. Fagliela esplicare quella funzione. Come meglio preferisci e con chi meglio preferisci tu. Basta che tu ami, sia riamata, non ti faccia male e non faccia del male a nessuno. Però, usa SEMPRE le precauzioni che bisogna usare… SEMPRE e stai attenta. Che qualche volta è molto, ma davvero molto, molto meglio da sola che male accompagnata (capiscimi ammè).

Settima considerazione: non si fa la piega ai jeans. Chi la fa è malato, e basta. Non sei mia figlia se  stiri i jeans o vai in giro con gente con la piega dei jeans stirata.

Ottava considerazione: vai dove vuoi tu. Non ti fermare mai. Non ti guardare indietro. Vai sempre e solo avanti. Non ti fermare per nessuno, se non per accogliere altri compagni di viaggio che viaggeranno assieme a te, affrontando giornate di sole e giornate di pioggia, e che, preparati e stai serena… in qualsiasi momento, potranno prendere strade diverse dalla tua ma che, fino ad allora, se Dio avrà pietà di te, t’avranno tenuto compagnia nella maniera migliore, con amore.

Nona considerazione: coltiva te stessa. Musica, meditazione, pittura, lettura, scrittura, disegno, teatro, cinema, scacciapensieri di conchiglie, passeggiate a raccogliere la spazzatura sulla spiaggia, gelato al cioccolato, scalate, cazzeggiamento totale sul divano a fare ‘na mazza, dramas… qualsiasi cosa, ti prego, ma COLTIVA TE STESSA ogni possibile momento della tua vita. Fai cose bellissime, per te. Canta, suona, dipingi… STAI BENE DENTRO. E pure questo, mi spiace, lo dovrai fare fottendotene degli altri, laddove necessario. Se non stai bene tu dentro, non sta bene nessuno. Fosse anche solo per il fatto che, se stai bene, puoi amare ed aiutare. Se non stai bene… è la fine.

Decima (qua ci sta) e ultima considerazione: sii gentile e educata, sempre, anche quando vuoi essere stronza. Si può essere stronzissime pur essendo educate, credimi. C’ho il diploma, io. 🙂 Che essere stronzi va bene. Siamo bianco e nero. Buoni e cattivi. Usa le parole, studia le parole, arricchisciti di parole, termini, detti di tutti i tipi. Le parole, anche le più educate e gentili, sono ARMI AFFILATISSIME che possono uccidere dentro chiunque. Purtroppo, e lo ammetto, ne ho fatto un’arte… Gli insulti e le ingiurie evitali, però, se puoi. Che, una volta detti, è davvero dura toglierli (e toglierseli) dal cuore e dall’anima tua e delle tue vittime. Ne so qualcosa io che, quando m’incazzo, c’ho ‘na cloaca al posto della bocca e ho la netta sensazione che, all’inferno, stiano scaldando la poltrona del primo posto proprio e solo per me.

Ho quasi finito. Chi mi cercasse, può trovarmi qua: 365 parole al giorno. Nuovo sito, nuove parole. Non parlerò più di me. Racconterò… una volta al giorno, con 365 parole. Racconterò. Io sono una Storyteller e questo non me lo toglie nessuno.

Ecco, che FINE sia, allora. Grazie ROMALA. Grazie a me. Grazie al mio cervello malato che ha partorito questi pensieri e parole. Grazie.

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