Sì, cambiare…

Mi perdo. Ci sono dei momenti in cui mi perdo, ma non lo faccio apposta. Inizio una cosa e, mentre la sto facendo, me ne viene in mente un’altra. Allora vado a fare quell’altra e lascio a metà la prima. E la stessa cosa succede con la seconda. Fino a che, alla fine, mi trovo almeno 10 cose “aperte” da fare. Continua a leggere “Sì, cambiare…”

Lettera a una figlia già nata

Carissima,

forse noi due non ci siamo capite bene. Forse, negli ultimi anni, non ho urlato bene ciò che ho cogitato, maturato, concluso dopo averti partorita. Forse (e dico solo forse) una madre come me proprio non te l’aspettavi quando ti sei messa in fila, col bigliettino in mano, davanti al Dio Onnipotente che nulla ha di religioso, per tornare su ‘sta terra che tutti maledicono e tra le cui zolle tutti faticano a mescolarsi, quando arriva la loro ora. Continua a leggere “Lettera a una figlia già nata”

Le adolescenti, tsè…

Immagina: Sabato ho tagliato i capelli e fatto i colpi di sole per “rinnovarmi” nell’attesa che il vero sole me li dia ‘sti colpi, prima o poi. Rientro a casa, tutta contenta del mio nuovo look. Mia figlia, dalla camera: “Toh, dai, fammi vedere il tuo nuovo taglio”. Entro pimpante nella sua camera sfrusciando la capigliatura imbiondita tra le mie lunghe e affusolate dita. Immediatamente, l’infida e adolescente serpe che ho cresciuto nel mio seno per 15 anni, scoppia in una grassa, grossa, inarrestabile risata e, tenendosi la panza dalle risate, dice: “Mamma, sembri una vecchia di 80 anni che s’è sbagliata a colorarsi i capelli!”.

Morale della favola: se hai una figlia femmina che si avvia verso l’adolescenza, ti suggerisco di sopprimerla strangolandola lentamente con il pagliaccetto rosa di ciniglia che ancora profuma di lei e che hai conservato anni fa perché, al solo toccarlo, ti ritorna in mente la sua dolcissima e paffutissima figura di neonato. SCORDATELA: quella bimba non esiste più e tu non devi più seguire i consigli di quella pirla della parrucchiera.

Buon sangue non mente

Il mio blog l’ho costruito a 40 anni in, diciamo, più o meno ‘na decina di giorni (e non è ‘sta gran fighezza perchè ci sono cose che cambierei sicuramente, stilisticamente parlando). Lei? Lei, a 13 anni, ci ha messo ben 4, 5 ore e si è pure arenata un po’ quando ha deciso di mettere il video con i suoi disegni… Scrive in una maniera che mi verrebbe da dire ogni volta: ancora! ancora! Io? Son rimasta di stucco, come il mitico “barbatrucco” e me la godo, in silenzio (più o meno) perchè ne sono orgogliosissima. Bellissima la storia del come l’ha costruito e bello forte il post seguente così come l’ultimo che ha scritto. Gradevole la grafica. Una chicca, insomma! Mi spiace solo una cosa: che non sia posizionato sulla piattaforma di Tiscali… 😀

http://gelatoalcaramello.blogspot.it/2012/07/comunque-preferisco-il-cornetto-classico.html

 

 

Mai più pomodori per nessuno

Che poi, si sa, a volte succedono certe cose…; cose che ci cascano davanti quando meno ce l’aspettiamo. Da te, però, questa me l’aspettavo. Magari non ora, lo ammetto, ma me l’aspettavo. Ho i piedi a bagnomaria nell’acqua calda mista a olio essenziale di lavanda e rosmarino (20 gocce di ognuno) in questo bidet da quasi mezz’ora. Continua a leggere “Mai più pomodori per nessuno”

Se mia figlia lo scopre… mi ammazza…

Ha scritto questo tema qualche settimana fa. Erano mesi che non leggevo cose scritte da lei. I compiti, dissero le maestre già alle elementari, non devono più farli con voi, ma da soli. Solo così potranno essere indipendenti. E vabbè… E perciò, nemmeno quelli controllo più, a parte i voti e le note… 😦 Così, mi è sembrato davvero bello che condividesse con me questo tema che aveva fatto a scuola. Mi è piaciuto così tanto, soprattutto le considerazioni finali, che ho deciso di pubblicarlo. Sicuramente si incazzerà come una bestia quando scoprirà che l’ho postato, ma è così bello ed è così strano che lo stesso discorso me l’abbia fatto mio fratello qualche mese fa, andando a sforare nei marziani… 😀 Comunque, è bello e vorrei tanto che tutti i ragazzi della sua età la pensassero come lei. Sarebbe davvero una cosa grande. Vabbè… Se si incazzerà, lo cancellerò. Nel frattempo, eccovelo:

Traccia n. 3: parlate di un argomento di attualità

Non so bene quale sia un argomento di questo tipo. Se devo pensare a qualcosa di attuale, mi viene in mente il telegiornale perché la tv è qualcosa che ti tiene al passo con le notizie dal mondo. In effetti, in questo periodo noto che in televisione si parla sempre di più  del razzismo. Il razzismo c’è da sempre. E’ ovunque, ma negli ultimi anni si è rivelato un fenomeno sempre più frequente. Proprio ieri ho sentito di un ragazzo della mia età, picchiato da altri tre un po’ più grandi di lui. Ma se lui è stato picchiato, allora perchè io no? Non perchè sono una donna. Non perché non ho fatto niente di male, anche quel ragazzo era innocente. L’unica cosa che ci rende differenti è quel sottile strato colorato che ricopre il mio corpo, chiamato pelle. Qualcosa di percepibile solo agli occhi. Occhi che vedono il mondo con superficialità e disprezzo. Occhi che mi disgustano. Io sono tutto il contrario di una persona razzista. Il 70% dei miei pensieri è concentrato su cantanti Koreani e fumetti giapponesi. Sono una grande appassionata di Asia e ricordo ancora che, quando ero piccola, i miei zii mi portarono a visitare Prato (la loro città) e rimasi talmente affascinata dalla China Town che mi pareva tutto un mondo a parte. La mia migliore amica, poi, è di origini singalesi. Da quando assaggiai per la prima volta un piatto tipico dello Sri Lanka, pretesi di provarne anche uno indiano, poi uno messicano, poi cinese, giapponese e ora mangio, una o due volte alla settimana, cibo etnico. La cultura straniera, di ogni paese, mi attira più di ogni altra cosa. Non tutti la pensano come me, però va bene così. Nessuno sarà mai identico a te. Il mondo è vario ed è bello per questo. Chissà perchè, però, alcune, anzi, molte persone non lo capiscono. Tanti popoli sono stati perseguitati. I primi che mi tornano in mente sono gli Ebrei e i cosiddetti “negri”. E persino in Italia, tutt’ora c’è una brutta forma di razzismo; un po’ meno grave, ma c’è: la divisione tra nord e sud. Mio padre, ad esempio, non sopporta, come li chiama lui, i terroni. Intelligente com’è, però, ha sposato una beneventana… 😀

Però, perchè io non vedo nessuna differenza tra i parenti di mia madre e quelli di mio padre? Forse perché le mie impressioni su di loro non sono a prima vista, ma vengono dal cuore. Se tutti diventassimo ciechi, forse sarebbe meglio. La vista, in fondo, non è poi così importante. Abbiamo altri 4 sensi. Con l’udito potremmo ascoltare le lingue e le canzoni di ogni cultura; con il tatto, potremmo stringere la mano a persone provenienti da tutto il mondo; con il gusto potremmo assaggiare cibi di tutti i tipi e, con l’olfatto, sentirne gli aromi. Sarebbe veramente bello e, magari, si riacquisterebbero tanti valori oramai perduti. Infine, in un futuro lontano, se qualcuno riuscirà a trasmettere questo bel messaggio, ne sarei entusiasta.

Laura T. (13 anni – Milano, dicembre 2011)

 

Paris, j’arrive!

Adoro i musical. Quando ero bambina ricordo che, durante le feste, la RAI ne trasmetteva sempre una marea. Il mio preferito? Gigi, seguito da My Fair Lady e Sette spose per sette fratelli. Credimi, li ho visti tutti e li ho tutti. Di tutti i registi, Vincent Minnelli, per me, è stato il genio dei musical. Ho avuto il coraggio, perfino, di portare Marco e Laura a vedere Sette spose per sette fratelli a teatro e ho fatto venire la malattia anche a loro… 🙂 Beh, Gigi narra la storia di un’adolescente che abita a Parigi, all’inizio del secolo scorso, e che viene “educata” dalla nonna (se non ricordo male) alla frivolissima vita parigina. La storia si evolve nel momento in cui un giovane, ricco e viziato francese (amico di famiglia, notoriamente un senza cuore che si sbatte a destra e a sinistra della Ville Lumière tra festini e festoni) si innamora di lei negandone l’evidenza quasi fino alla fine del film. La storia fu scritta da Colette; autrice che io apprezzo molto per altre opere (vedi le avventure di Claudine e la storia di Cherie). Ad ogni modo, il film è romanticissimo e bellissimo. Affascinante e vezzosa Leslie Caron con le sue labbra naturalmente e veramente turgide (testimonial antesignani dei canotti siliconati alla Valeria Marini). Romantico e fighissimo Louis Jourdan nelle vesti del duro-ma-non-troppo Gaston Lachaille. E che dire del mitico Maurice Chevalier nei panni del grillo parlante che si nasconde sotto le mentite spoglie di un timido Pigmalione emotivo? Oh, cosa non avrei dato per poterli vedere dal vivo… 🙂 Beh, il pezzo più bello del film? Tutto… 😀 Però, quello che ricordo di più è la fine: quando Gaston esce infuriato da casa di Gigi perché la nonna gli ha detto che marca malissimo (“A young girl who goes out with you is no longer an ordinary young girl or even a respectable young girl”…), 😀 😀 mappènsatè quante ne dice la  nonna per assicurare un futuro alla nipote. Clicca qua, se lo vuoi vedere. Ed è così che lui, per sfogarsi, attraversa a piedi una Parigi semplimente magica, all’inizio urlando e sbraitando e poi… e poi… come dice lui… e poi… Una parte di questa sezione del film sarà sicuramente stata registrata negli studios di chissà dove ma, molto altro di quei 10 minuti, sicuramente no. E’ così che mi sono innamorata di Parigi. Mai, però, ci sono andata. E allora, eccoci qua: i biglietti dell’aereo li ho presi, l’albergo l’ho prenotato e il mio francese quasi perfetto lo sto spolverando. A febbraio andrò a Parigi con Laura per un concerto di uno dei suoi gruppi coreani che mai verranno in Italia. Quando me l’ha chiesto non ci ho pensato due volte. Mi son detta che ogni lasciata è persa e così ora sto pensando che non so quanti posti vorrei vedere e “sentire”, ma ho solo 3 giorni e me li dovrò far bastare. Chissà se ritroverò il quartiere di Gigi.  Eh, lo so, lo so. Dicono che bisogna andarci con il fidanzato o il marito, ma che ci vuoi fare. Pensa che quando l’ho detto a Marco, qualche settimana fa, lui ha commentato: “Vabbè, se me l’avessi detto, sarei venuto anche io”. Ho risposto: “Mà, con tutto il bene del mondo che ti potrò mai volere, ma secondo te, ti buttavo fuori di casa per andare a Parigi assieme un anno dopo?” Siamo scoppiati a ridere e abbiamo convenuto che, se non potrò andarci a causa del mio lavoro, ci andrà lui al posto mio. Nel frattempo, incrocio le dita e non vedo l’ora di partire. Ad ogni modo, l’unica a goderne sicuramente sarà Laura perché, con me o lui, si divertirà sicuramente e, se un giorno ci vorrà tornare con il suo compagno, spero abbia un bel ricordo di quando ci siamo andate assieme. 🙂

L’eredità (e il profumo della nebbia) – parte 2

Non la smetterò mai di dirlo: ci sono cose e casi che non si possono assolutamente e razionalmente analizzare, eviscerare, spiegare, rendicontare. Ci sono questi casi e c’è il “senso di fitting” come lo chiamo io. Ti è mai nata dentro la sensazione che “everything fits”? Everything davvero fits. Ogni cosa quadra. Come se ogni minimo evento o cosa entrasse a far parte di un puzzle infinito. Ogni cosa succede per una ragione e ha una causa e un effetto. Tutto quadra. Tutto, inesorabilmente, magicamente, quadra e noi ne facciamo parte. Hai voglia a dire che tutto è spiegabile razionalmente. Una bella mazza, ti rispondo io. E se poi ci metti che le puoi vedere prima che succedono, allora hai fatto bingo. Ci sono migliaia di situazioni che non ti sai spiegare ma, chissà come mai, le avevi già “viste”. Premonizione, previsioni emotive, momenti che mai avevi vissuto prima ma che, poche ore fa, pochi giorni fa avevi già visto nei tuoi sogni, nei momenti di precario equilibrio psicofisico quando sei “in bilico” tra l’essere e il non essere, sdraiata nel tuo letto, avvolta dai tuoi pensieri e dai tuoi desideri. Ecco, è in quei momenti che mi succede. Avevo visto questo momento. Lo ricordo bene. Sono le 19:00 e fuori è già buio pesto. Entri in cucina per preparare gli spaghetti alle vongole e sfiori inavvertitamente un vaso sulla credenza che cade e si frantuma in mille pezzi davanti ai tuoi piedi. Marco, Laura e tutti gli altri rimangono sempre di M quando vedono la tua reazione in questi momenti. NULLA. Assolutamente nulla. Ti paralizzi per un attimo e ti dici dentro: “ok, fermi tutto. va tutto bene. tutto ok”. Guardi i luccicanti resti di cristallo sparsi ovunque. Il rumore della rottura riecheggia ancora nelle tue orecchie. Sorridi e pensi “ok, pure la sua ora è arrivata”. Non sei una da crisi isteriche per queste occasioni. Non lo sei mai stata. Hmm… A parte quella volta che si sentirono nitidamente delle scosse di terremoto a Milano. Quella volta non ascoltasti il tuo capo che ti intimava di tornare su. Ti alzasti dalla scrivania e dicesti: “Me ne fotto. Io non ci muoio ammazzata in quell’ufficio. Aspetto che passi e poi torno su.” Due ore, 10 sigarette, tre avanti e indietro della strada dopo tornasti su… 🙂 Sì, quasi lo fai apposta a prendere le cose con calma nei momenti di crisi. Laura accorre dicendo: “Che è successo?” Tu, ancora ferma in mezzo là, serena come un pisello nel suo baccello, rispondi: “E’ caduto il gatto nel cesso” e ridi. Lei dice che sei la solita e torna in cameretta. Apri il balcone per prendere la scopa dal terrazzo ed è in quel momento che la vedi. La nebbia. La magica nebbia. A me non fa paura. Forse perché, ogni volta che la vedo, ritorno a Cime Tempestose, uno dei miei preferiti. Alla maniera in cui la descrive. Ricordo le parole di quel libro in inglese, che strano, non scrive mai fog, in tutto il libro, ma sempre mist, misty… Ti dà una sensazione diversa; più dolce, più familiare. ..”there was no moon, and everything beneath lay in misty darkness: not a light gleamed from any house” Già… La nebbia nasconde. La nebbia profuma. Hai mai sentito il profumo della nebbia? Quando abitavo a San Donato Milanese era così spessa che non si vedeva a un passo. Ha un profumo di fresco e pulito. Ti entra nelle narici e ti pervade in maniera assurda. Profuma di vaniglia e di gocce di mare. Un profumo che, se dovesse avere un nome, lo chiamerei “Springalee”… La nebbia protegge. La nebbia riporta al cuore e all’anima ricordi sopiti e paure nascoste. Mi hai detto che ti fa paura; che ti rattrista. Che strano. Io, che l’ho vista nascere dalla tiepida terra irpina, illuminata dalla fioca luce del mattino, mentre andavo a prendere l’acqua con mia nonna, la ricordo con affetto e la vivo come uno spettacolo della natura. L’unione tra freddo e caldo. Una comunione mistica, quasi, di elementi invisibili che le danno origine. Quando guido nella nebbia mi sembra di essere in un luogo fatato. Mi vengono in mente le nebbie di Avalon. Momenti del mio passato. Tutto questo in un attimo e chiudi il balcone. Prendi la scopa e la giri per spruzzarle sopra un po’ di Pronto così, almeno, ti dici che spolveri anche per terra allo stesso tempo e hai fatto due cose assieme. Ti ritorna quella sensazione. Una sensazione di buco nello stomaco. Ci stavi pensando prima che il vaso si rompesse. Pensavi che ti sentivi come quando, alle elementari, avevi rubato un mappamondo, piccolo ma non troppo, dall’ufficio della direzione e lo avevi nascosto sotto il maglione. Oh, il disonore. Oh, la vergogna. Oh, la brutta sensazione di essere stata scoperta. Marò… Non si può descrivere la sensazione. ‘Sto maledetto groppo allo stomaco ce l’hai da giorni interi. Ma cosa mai sarà? Cosa? Perché ti senti così, inadeguata? Perché ti senti “fuori posto”? Possibile mai che sia la luna? Giri la scopa, ci spruzzi sopra lo spray e ti dici: “strano, il Pronto non ha quest’odore…”; guardi cosa hai in mano e ti rendi conto di avere spruzzato mezzo chilo di Raid sulla scopa… 😀 Marò… sai quante zanzare e formiche ammazzo stasera, 19 novembre, sul pavimento della cucina? Vabbè, che te devo dì… E Raid sia. Spazzi, metti via tutto e vai da Laura. Meno male che c’è lei. Ti accomodi sul suo letto mentre lei sta ascoltando la sua musica coreana al pc. “Che fai?” le chiedi. Si volta, ti guarda con aria furba e dice: “Sto asciugando il gatto che è caduto nel cesso…” Touchè… 😀 è proprio figlia mia. Marco dice che ha ereditato l’ironia e la battuta pronta da me… Mah, sarà.. “Senti Là, ma dimmi una cosa… Ma secondo te, perché mi sento come se avessi un groppo nello stomaco da un po’ di giorni? Mi sento inadeguata, sbagliata… non so. Mi sento che mi viene la nausea a svegliarmi… Ma non ho problemi particolari, davvero. Sono proprio spiazzata, ma secondo te, perché?” Lei sorride. Si gira verso il pc e dice: “Mah, non lo so. Io direi che ci si sente così quando si pensa di aver fatto qualcosa che non si doveva fare o quando ci si auto-censura… In pratica, sono i sensi di colpa, no? Io li provo tutti i giorni quando ti dico che ho studiato e poi non è vero… Però oggi ho studiato, ok?” Orcu… senso di colpa? E che ho fatto che non mi voglio dire? Quale regola del mio libro delle leggi personale ho violato? Marò… Ci penso su. Vado in cucina. Accendo il gas. Prendo la padella e ce la fiondo sopra. Olio d’oliva, aglio schiacciato. Scolo le vongole dall’acqua fredda con il sale e ce le butto dentro. Verso mezzo bicchiere di bianco e chiudo con il coperchio. Marò.. Senso di colpa? Prendi gli spaghetti. Metti l’acqua a bollire… Non salare fino a quando non bolle, Rosè… Il senso di colpa, neh? Oh, cribbius! 😦 Corri fuori. Apri la porta. Suoni il campanello di Paolo, il tuo vicino. Fai veloce. Gli dici quello che gli devi dire. Lui acconsente, vi salutate e tu ritorni a togliere le vongole dalla padella, una per una, per vedere se ce n’è qualcuna con la sabbia. All safe, young and tasty clams… 😀 Le rimetti dentro. Pepe, prezzemolo e spegni sotto la padella. Butti gli spaghetti e prendi il telefono. “Marco? Sono io. Senti, scusa per l’altra sera se t’ho trattato male, ma avevo due punti in bocca e mi giravano le palle… Paolo ha detto che va bene, ti viene a mettere a posto internet il prossimo week end, ok? Io? Si, sì, ora va bene. Tu? Davvero? Lezioni di ballo con i tuoi amici? Figo! Beh, allora uno di questi giorni ti vengo a vedere! No, dai, scherzavo! Ok, Mercoledì ti lascio la racchetta di Laura in portineria. Stammi bene, ciao!” Marò… Ok, ok… Tutto a posto. Ok, ok.. Tutti fermi, tutto ok. Marò, il groppo non c’è più e la nebbia e mia figlia sò splendide… Sì, sò splendide. Sono alla finestra, ora. La vedo. E’ ovunque. Sento quasi il suo profumo. Appoggio la fronte sul vetro freddo, chiudo gli occhi e immagino di essere nebbia. La vedo che mi circonda. Everything fits, credimi, ogni cosa, davvero, ha un senso e succede perché deve succedere, SEMPRE.