L’eredità (e il profumo della nebbia) – parte 2

Non la smetterò mai di dirlo: ci sono cose e casi che non si possono assolutamente e razionalmente analizzare, eviscerare, spiegare, rendicontare. Ci sono questi casi e c’è il “senso di fitting” come lo chiamo io. Ti è mai nata dentro la sensazione che “everything fits”? Everything davvero fits. Ogni cosa quadra. Come se ogni minimo evento o cosa entrasse a far parte di un puzzle infinito. Ogni cosa succede per una ragione e ha una causa e un effetto. Tutto quadra. Tutto, inesorabilmente, magicamente, quadra e noi ne facciamo parte. Hai voglia a dire che tutto è spiegabile razionalmente. Una bella mazza, ti rispondo io. E se poi ci metti che le puoi vedere prima che succedono, allora hai fatto bingo. Ci sono migliaia di situazioni che non ti sai spiegare ma, chissà come mai, le avevi già “viste”. Premonizione, previsioni emotive, momenti che mai avevi vissuto prima ma che, poche ore fa, pochi giorni fa avevi già visto nei tuoi sogni, nei momenti di precario equilibrio psicofisico quando sei “in bilico” tra l’essere e il non essere, sdraiata nel tuo letto, avvolta dai tuoi pensieri e dai tuoi desideri. Ecco, è in quei momenti che mi succede. Avevo visto questo momento. Lo ricordo bene. Sono le 19:00 e fuori è già buio pesto. Entri in cucina per preparare gli spaghetti alle vongole e sfiori inavvertitamente un vaso sulla credenza che cade e si frantuma in mille pezzi davanti ai tuoi piedi. Marco, Laura e tutti gli altri rimangono sempre di M quando vedono la tua reazione in questi momenti. NULLA. Assolutamente nulla. Ti paralizzi per un attimo e ti dici dentro: “ok, fermi tutto. va tutto bene. tutto ok”. Guardi i luccicanti resti di cristallo sparsi ovunque. Il rumore della rottura riecheggia ancora nelle tue orecchie. Sorridi e pensi “ok, pure la sua ora è arrivata”. Non sei una da crisi isteriche per queste occasioni. Non lo sei mai stata. Hmm… A parte quella volta che si sentirono nitidamente delle scosse di terremoto a Milano. Quella volta non ascoltasti il tuo capo che ti intimava di tornare su. Ti alzasti dalla scrivania e dicesti: “Me ne fotto. Io non ci muoio ammazzata in quell’ufficio. Aspetto che passi e poi torno su.” Due ore, 10 sigarette, tre avanti e indietro della strada dopo tornasti su… 🙂 Sì, quasi lo fai apposta a prendere le cose con calma nei momenti di crisi. Laura accorre dicendo: “Che è successo?” Tu, ancora ferma in mezzo là, serena come un pisello nel suo baccello, rispondi: “E’ caduto il gatto nel cesso” e ridi. Lei dice che sei la solita e torna in cameretta. Apri il balcone per prendere la scopa dal terrazzo ed è in quel momento che la vedi. La nebbia. La magica nebbia. A me non fa paura. Forse perché, ogni volta che la vedo, ritorno a Cime Tempestose, uno dei miei preferiti. Alla maniera in cui la descrive. Ricordo le parole di quel libro in inglese, che strano, non scrive mai fog, in tutto il libro, ma sempre mist, misty… Ti dà una sensazione diversa; più dolce, più familiare. ..”there was no moon, and everything beneath lay in misty darkness: not a light gleamed from any house” Già… La nebbia nasconde. La nebbia profuma. Hai mai sentito il profumo della nebbia? Quando abitavo a San Donato Milanese era così spessa che non si vedeva a un passo. Ha un profumo di fresco e pulito. Ti entra nelle narici e ti pervade in maniera assurda. Profuma di vaniglia e di gocce di mare. Un profumo che, se dovesse avere un nome, lo chiamerei “Springalee”… La nebbia protegge. La nebbia riporta al cuore e all’anima ricordi sopiti e paure nascoste. Mi hai detto che ti fa paura; che ti rattrista. Che strano. Io, che l’ho vista nascere dalla tiepida terra irpina, illuminata dalla fioca luce del mattino, mentre andavo a prendere l’acqua con mia nonna, la ricordo con affetto e la vivo come uno spettacolo della natura. L’unione tra freddo e caldo. Una comunione mistica, quasi, di elementi invisibili che le danno origine. Quando guido nella nebbia mi sembra di essere in un luogo fatato. Mi vengono in mente le nebbie di Avalon. Momenti del mio passato. Tutto questo in un attimo e chiudi il balcone. Prendi la scopa e la giri per spruzzarle sopra un po’ di Pronto così, almeno, ti dici che spolveri anche per terra allo stesso tempo e hai fatto due cose assieme. Ti ritorna quella sensazione. Una sensazione di buco nello stomaco. Ci stavi pensando prima che il vaso si rompesse. Pensavi che ti sentivi come quando, alle elementari, avevi rubato un mappamondo, piccolo ma non troppo, dall’ufficio della direzione e lo avevi nascosto sotto il maglione. Oh, il disonore. Oh, la vergogna. Oh, la brutta sensazione di essere stata scoperta. Marò… Non si può descrivere la sensazione. ‘Sto maledetto groppo allo stomaco ce l’hai da giorni interi. Ma cosa mai sarà? Cosa? Perché ti senti così, inadeguata? Perché ti senti “fuori posto”? Possibile mai che sia la luna? Giri la scopa, ci spruzzi sopra lo spray e ti dici: “strano, il Pronto non ha quest’odore…”; guardi cosa hai in mano e ti rendi conto di avere spruzzato mezzo chilo di Raid sulla scopa… 😀 Marò… sai quante zanzare e formiche ammazzo stasera, 19 novembre, sul pavimento della cucina? Vabbè, che te devo dì… E Raid sia. Spazzi, metti via tutto e vai da Laura. Meno male che c’è lei. Ti accomodi sul suo letto mentre lei sta ascoltando la sua musica coreana al pc. “Che fai?” le chiedi. Si volta, ti guarda con aria furba e dice: “Sto asciugando il gatto che è caduto nel cesso…” Touchè… 😀 è proprio figlia mia. Marco dice che ha ereditato l’ironia e la battuta pronta da me… Mah, sarà.. “Senti Là, ma dimmi una cosa… Ma secondo te, perché mi sento come se avessi un groppo nello stomaco da un po’ di giorni? Mi sento inadeguata, sbagliata… non so. Mi sento che mi viene la nausea a svegliarmi… Ma non ho problemi particolari, davvero. Sono proprio spiazzata, ma secondo te, perché?” Lei sorride. Si gira verso il pc e dice: “Mah, non lo so. Io direi che ci si sente così quando si pensa di aver fatto qualcosa che non si doveva fare o quando ci si auto-censura… In pratica, sono i sensi di colpa, no? Io li provo tutti i giorni quando ti dico che ho studiato e poi non è vero… Però oggi ho studiato, ok?” Orcu… senso di colpa? E che ho fatto che non mi voglio dire? Quale regola del mio libro delle leggi personale ho violato? Marò… Ci penso su. Vado in cucina. Accendo il gas. Prendo la padella e ce la fiondo sopra. Olio d’oliva, aglio schiacciato. Scolo le vongole dall’acqua fredda con il sale e ce le butto dentro. Verso mezzo bicchiere di bianco e chiudo con il coperchio. Marò.. Senso di colpa? Prendi gli spaghetti. Metti l’acqua a bollire… Non salare fino a quando non bolle, Rosè… Il senso di colpa, neh? Oh, cribbius! 😦 Corri fuori. Apri la porta. Suoni il campanello di Paolo, il tuo vicino. Fai veloce. Gli dici quello che gli devi dire. Lui acconsente, vi salutate e tu ritorni a togliere le vongole dalla padella, una per una, per vedere se ce n’è qualcuna con la sabbia. All safe, young and tasty clams… 😀 Le rimetti dentro. Pepe, prezzemolo e spegni sotto la padella. Butti gli spaghetti e prendi il telefono. “Marco? Sono io. Senti, scusa per l’altra sera se t’ho trattato male, ma avevo due punti in bocca e mi giravano le palle… Paolo ha detto che va bene, ti viene a mettere a posto internet il prossimo week end, ok? Io? Si, sì, ora va bene. Tu? Davvero? Lezioni di ballo con i tuoi amici? Figo! Beh, allora uno di questi giorni ti vengo a vedere! No, dai, scherzavo! Ok, Mercoledì ti lascio la racchetta di Laura in portineria. Stammi bene, ciao!” Marò… Ok, ok… Tutto a posto. Ok, ok.. Tutti fermi, tutto ok. Marò, il groppo non c’è più e la nebbia e mia figlia sò splendide… Sì, sò splendide. Sono alla finestra, ora. La vedo. E’ ovunque. Sento quasi il suo profumo. Appoggio la fronte sul vetro freddo, chiudo gli occhi e immagino di essere nebbia. La vedo che mi circonda. Everything fits, credimi, ogni cosa, davvero, ha un senso e succede perché deve succedere, SEMPRE.

Io ballo da sola

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La reazione più stupida che la gente ha quando gli dici che ti sei separata o che lo stai per fare è assumere, automaticamente, che ci sia un’altra persona che sostituirà immediatamente il tuo coniuge uscente. “Beh, dai, se l’hai deciso tu, se ti sento così serena nella tua scelta, se non l’avete presa così male, ci sarà qualcuno che lo sostituisce…” No, dai, che cavolo vuol dire?! Ma tu chennesai? Ma siete davvero seri? Quanto è mai difficile credere che una coppia si possa separare solo perché ha capito che “non ce n’è più” e che non c’è bisogno di nascondersi dietro una gonna o il pantalone di un terzo o quarto incomodo per accettare la realtà? Cosa ne sanno loro di quello che c’è dietro? Cosa ne sanno di quello che c’è voluto, prima durante e dopo, per arrivare a fare una cosa del genere? E’ così facile farlo se c’è qualcun altro che ti aspetta dietro la porta? Ti guardano allibiti, quasi, e poi dicono: “Ah, beh, allora sei proprio coraggiosa. Sai, la maggior parte della gente non lo fa così.” Assurdo, no, dico, non lo fa “cosa” così? E tu che ne sai? Assurdo. Ma su quale articolo di Focus o Famiglia Cristiana hanno letto questa preziosa informazione sulla metodica e le ragioni di separazione delle coppie? Non ci credono. E io non credo a loro che non ci credono. Tutti, da quello che gliene fregava meno a quello che ti è più vicino, fanno la stessa assunzione. E ogni sacrosanta volta io rispondo che né io né Marco abbiamo avuto bisogno di un sostituto per prendere strade diverse. Che non avevamo il paracadute emotivo. Che siamo modicamente sereni e molto più rispettosi e calmi. Ora, a distanza di settimane, posso dire che tutto ciò che temevo (recriminazioni, dispute, liti per il quadro o il 45 giri, prese di posizione per la prole) non ci sono mai state e più lo confermo a chi me lo chiede, più non ci credono. Massipuò?! Preferivano forse che ci tagliassimo le vene per lungo? Preferivano leggere di me o di lui sulla prima pagina di Cronaca Vera? Sono allibita. Così ora, visto che me la continuano a menare con velate insinuazioni, non sto mica tanto a spiegargliela e rispondo velocemente : “io ballo da sola” e me ne vado. Già, l’unica cosa che mi è venuta in mente, alla fine di tutta ‘sta storia è stata: “sì, io ballo da sola e non me ne vergogno” e già che ci sono ci metto pure una bellissima foto di Graphic/Carola su questo post, và!

Mollare gli ormeggi per veleggiare verso “diverse illusioni”

Come si fa? Come si fa a spiegare qualcosa che non si dovrebbe spiegare, ma solo fare? Come si fa a tuffarcisi dentro, tappandosi naso, anima e cuore? Come si fa a passarci attraverso, sperando di uscirne con il minor numero di cicatrici e meno dolore di quanto già se ne paventi? Lui è spaventato e impaurito dal cambiamento. Lei è incuriosita e, da giovane anima, si augura benefici cambiamenti emotivi e soluzioni logistiche che lascino immutato il suo status. Io? Io sto zitta. Li guardo e lo ascolto: “Io e la mamma non ci separiamo veramente, sai? Diciamo che “ci distacchiamo” ecco! Diciamo che c’è solo un distaccamento perchè io non vado mica lontano, in un’altra città. Io sono qua a cinque minuti, ok?” Lei sorride a me, io a lei, lei a lui. Fa meno male così. Sì, fa molto meno male così. Ognuno sceglie il proprio male minore; per soffrire e morire dentro un po’ meglio e, magari, meno dolorosamente. E’ un diritto sacrosanto. Pensare a un distaccamento della mia famiglia mi fa quasi sorridere, come a un distaccamento della caserma dei carabinieri. La mia famiglia. Quella famiglia per la quale ho tanto lottato. Quella famiglia di cui questo blog porta il nome. Quella famiglia la cui chiara, nitida e felice immagine era impressa a fuoco nella mia anima e nel mio cuore sin da prima che io nascessi; così tanto l’ho mai desiderata. Già…

Lei si fida di me perchè è sempre stato così. Lui mi chiede aiuto per “mollare gli ormeggi” perchè fa male, fa male dentro e fuori, nonostante tutto. Era da tanto che avevamo capito. Quelle gasse e quelle cime, ormai sfilacciate e indolenzite dal tempo, dalle delusioni e dai sogni infranti e sbagliati, non si tenevano più a nulla. Le bitte alle quali si aggrappavano testardamente le gasse e le cime non riuscivano più tenere la nave atttraccata al pontile. Non c’era mare sul quale navigare. Non c’erano tramonti da ammirare e albe da aspettare assieme. Non c’erano resistenti e forti àncore di ghisa da mollare affinchè affondassero giù negli abissi del cuore per tenere salde tre vite che si erano incrociate. Non c’erano vele da issare per far sì che il vento caldo le gonfiasse per far navigare questa nave, ricolma delle nostre  emozioni, attraverso il mare dei nostri sentimenti.

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La colpa non è di nessuno. Non ci sono colpe. Possono dire tutto quello che vogliono i parenti, gli amici, quelli che ci amano, quelli che ci odiano e pure quelli che non gliene frega niente. Per assurdo, perfino noi tre, pure noi tre dovremmo solo accettare il cambiamento e riprendere il nostro viaggio, riuscissimo a capire come. Colpe non ce ne sono. Succede che ci s’incontra, ci si ama, si crea qualcosa (se si è fortunati) e si ottiene un fiore stupendo di nome Laura. Poi? Poi succede che, sempre per chi è fortunato, l’amore si trasforma in bene, compassione, empatìa, unione e voglia di crescere assieme. Per chi non è fortunato, invece, succede che l’amore si divide in due strade diverse. Due strade che non si incontreranno mai più, forse, perchè si hanno obiettivi diversi, idee diverse, sogni diversi, pensieri diversi, diverse illusioni. Già… Diverse illusioni.

Ed è così che mi ritrovo a fare questa maledetta similitudine. A volte, lui quasi diventa cattivo per la paura. A volte, lei quasi diventa aggressiva per la paura. Io? Io sono la paura per loro, perchè sono io che ho deciso dei loro destini. E’ in questo momento che faccio finta di niente; ingoio lacrime, dolore, umiliazione e vesto i panni di Caronte. La Prof. Frontaloni sarebbe contenta di me. Quando ci spiegò la Divina Commedia ebbi difficoltà a capire le similitudini. Ora? Ora, così come fece Caronte con Dante, li faccio salire sul mio lercio, bisunto e traballante barcone e li traghetto verso l’inferno o il paradiso, chi lo sa. Lei è sollevata perchè le sono più vicina. Lui è sollevato perchè lo aiuto a traslocare. Loro dipendono da me, dalla mia forza. Io? Io dipendo solo dal mio cuore e dalla mia anima che non mi hanno mentito mai. Cosa succederà dopo? Non lo so. Elsa dice che devo smetterla di pensare alla vita fatta di punti fermi, di certezze, di bianco o nero perchè, oramai, non è più così e noi, che veniamo da un altro secolo, fatichiamo a capirlo e ad affrontare i cambiamenti che sono molti più di prima e molto più repentini. Pè dice che il matrimonio non dovrebbe esistere; che sarebbe stata meglio una bella crociera e che, se nel tempo ci si fosse mai accorti di essersi sbagliati, ci si sarebbe potuti lasciare senza problemi legali o di sorta e, magari, con meno dolore. Mamma dice che è un lutto da elaborare. Tina è esterrefatta e continua a dire: “Oh mio dio, oh mio dio.” E la lista potrebbe non finire… Io? Io dico che sono andata su internet e ho cercato come si fa a mollare gli ormeggi. Ho trovato questa frase:

Una buona regola prima di mollare gli ormeggi per una semplice giornata in mare, per un intero fine settimana o per un’impegnativa crociera, è  quella di informarsi circa le condizioni meteo e le relative previsioni.

Mi scuso con chi ha redatto questa frase. Mi scuso per averla adottata anche se lui/lei mai avrebbe pensato di essere citato in una simile situazione e sono disposta a toglierla da questo post, nel caso mi chiedesse di farlo.

Ecco, leggendo questa frase, ho pensato: anche se in maniera ed entità diversa, Marco e Laura mi hanno amato o mi amano e sanno quanto e come io possa impegnarmi per ciò in cui credo. Per ragioni diverse si sono fidati di me, negli anni, e non li ho mai delusi, anzi, forse il contrario. Forse sono andata oltre le aspettative e anche questo è un errore. Infine, se c’è una cosa che si può dire di me è che non mi lascio scoraggiare, non mi arrendo e porto sempre dietro, piova, grandini, nevichi o ci sia sole, caldo e afa: ombrello, crema abbronzante, cerotti, disinfettante, antipiretico, antistaminico, cortisonico, crema per le contusioni, antidiarroico, miorilassante, collirio, vermifugo, antidolorifico, stick di ammoniaca e cambio di biancheria intima per tutti. E dunque?

Dunque, a quanto sembra, le nostre condizioni meteo prevedono tempeste, schiarite, mareggiate improvvise, mare calmo, mare grosso e poi bel tempo. Per ora, l’importante sarà riuscire a rimanere a galla, premunendosi opportunamente, e io quello lo so fare. Poi? Poi vedremo perchè, qualsiasi cosa succeda, noi eravamo, siamo e resteremo sempre una famiglia, la nostra, e questo nessuno ce lo potrà mai togliere.

RoMaLa

Marco Factor

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Che poi, ci penso, sai? Scrivo di lui sempre le cose comiche, esilaranti. Forse perché a quelle che mi irritano non ci voglio pensare più di tanto e non mi piace soffermarmici perché, alla fine della fiera, so che non ci posso fare niente. A una certa età, sai, è difficile porre rimedio agli ormai collaudati e ristagnanti modi di fare e dire. E, se proprio vogliamo essere filosofici all’ennesima potenza, come dice mia mamma: “T’ò sì cercato tu e mò o vuò cagnà?”. No, stai serena, non lo voglio cambiare, certo no, pardon… Perché di cose da cambiare, sicuramente, ne avrei anche io, a iosa (a voler solo essere un pochino onesta 😉 ). E perciò sto zitta. Poi, torno indietro con il pensiero e cerco di capire cosa mi ha colpito di lui e, immediatamente, mi rimbomba in testa la sua voce. La sera che mi conobbe mi dedicò “Unforgettable” e da allora, ogni volta che ne parliamo mi dice: “Eh, sì che te l’ho dedicata… Allora era perchè pensavo che fossi dolce, gentile e buona e una così chi l’avrebbe mai dimenticata? Ora te la dedico sempre, sì, ma perchè una iena come te non la trovi nemmeno ad andarla a cercare nella savana!” 🙂 Simpatico, il tipo.. 😀 Quando l’ho sentito cantare per la prima volta è stata una sorpresa davvero inaspettata. Uno come lui: con quella andatura un po’ goffa alla Orso Yoghi, con quel modo di fare così cortese, gioviale e diplomatico che, se pure pensasse che sei una tonna patentata, non te lo dirà mai e non te lo farà mai capire (finchè non te lo sposi 😉 ), con quell’aria da svagato e confuso all’ennesima potenza che ti chiedi sempre se ci fa o ci è (io vado per la prima.. 😉 , uno come lui che poi… che poi le sue dita iniziano a volteggiare con una tale leggiadrìa su quei tasti bianchi e neri che ti fa pensare che è facile da matti, suonare il piano, e tutti lo possiamo fare e poi.. lui va, va, va… Va come quel personaggio di Linus (Beethoven) che continua a suonare fregandosene del mondo intero che gli gira intorno. E poi.. Poi succede che la sua voce si libra su, su, su e tu lo guardi estasiata oppure chiudi gli occhi e ti lasci portare via. Si trasmuta totalmente, quando canta. Chissà quale famoso cantante era in una delle sue vite passate. Lo vedo, a volte, che soffre d’astinenza di pubblico, sai? La gente come me, che non ha mai vissuto personalmente gli applausi e i complimenti del pubblico pagante, sicuramente non può capire, lo ammetto. Loro, gli artisti, hanno bisogno di questa cosa. In quei momenti di crisi i grandi e famosissimi si fanno di cocaina. Marco? Lui si fa di pizza  😀 (e questo mi fa essere contenta che non sia diventato famoso…) Sì, gli applausi non si dimenticano mica. Una volta che hai visto la gente sorridere, cantare con te, danzare al ritmo della tua musica, chiederti il bis, è proprio dura dimenticare o anche solo archiviare per un pò. Deve essere una cosa davvero galvanizzante. La pubblica approvazione è una cosa mica da poco, se la ottieni proprio per il tuo lavoro, no? Per un uomo, poi, forse ancora di più, ma forse è solo una cavolata mia, non so… Ebbene, quando succede che ci sono i momenti di calma, lui va un po’ in depressione. Incomincia a girare per casa come un leone in gabbia e ogni occasione è buona per andare a nascondersi nella sua sala prove o menarla a me con la storia che l’euro ci ha rovinati tutti 🙂 ; il suo studio è il suo rifugio e, in quanto tale, da me mai violato perché rispetto i suoi spazi. Là lui rinasce e rivive gli applausi, i complimenti e tutto il resto da solo o con Enzo (il suo chitarrista) o con Davide (il batterista) o con gli altri musicisti come lui. Tu lo sai che c’è un mondo e mezzo di persone, come lui, che non sono mai riuscite ad andare oltre le feste di paese, i matrimoni, le cerimonie, le feste private, i night club, i ristoranti, gli alberghi ma sono dei grandi musicisti? Io credo fermamente che se Marco fosse stato indirizzato, da ragazzino, verso la strada che lui, inconsciamente, aveva già indicato, a quest’ora sarebbe di sicuro un cantante famoso. Certo, mi dirai, con i se e con i ma si son lastricate le autostrade dell’ utopia. 😦 Certo, mi dirai, mica possono avere tutti l’X Factor, neh? 😉 Beh, diciamo che, secondo me, il suo Factor, Marco ce l’ha e per questo gli ho costruito un sito, che tanto lo voleva. A me, comunque, quando canta “Acqua e sale”, vengono i brividi. Tu che dici? 🙂 …. clicca qua per “sentire” e non fare caso alle canzoni in inglese perchè, pur avendo la moglie praticamente madrelingua, lui insiste a voler usare il suo “accento” milanìnglisc e a dire che quel che conta è la musica… 😀

Minestrone al Barolo

minestrone

“Rò, per favore, stasera mi fai la minestrina di verdure, che fa proprio freddo?”. Ecco, questo resterà uno dei quesiti irrisolti della mia vita. Se vuoi un minestrone, perché me lo chiami minestrina di verdure? A Milano si dice così, replica lui. E vabbè, tiècchete ò minestrone. Lo faccio buono, che più buono non si può. Di un buono che, come mi ha insegnato mia mamma, ci deve stare dentro di tutto e di più, ma sembrare che non ci stia niente di speciale. Una volta fu capace di metterci dentro pure il cardo (che per me è troppo amaro) che aveva trovato per strada andando a portare il cane a fare pipì… 😉 Io? Io ci metto le cose solite, ma mi fregio dell’onore di aver ereditato da mia mamma l’abitudine di metterci dentro le scorze di parmigiano che avanzano, quando non hai più da grattugiare. “Nun se jetta niente, Rosè, arricuòrdatelo”. Beh in questo, almeno, Nord e Sud vanno d’accordo. 😀 Al momento di servirlo ecco che si dividono le tre fazioni: lei lo vuole passato, fino a che diventa una crema, con il filo d’olio d’oliva che io le faccio sempre a forma di cuore e a lei fa tanto piacere; lui così com’è senza niente, ma con due scorze di parmigiano che “son tanto buone, crapino, non so proprio come fai a farle così buone…”, io con tre cucchiaini di pastina perché, che cavolo, le proteine le portano i fagioli e i piselli, vitamine me le danno le verdure ma ho pure bisogno di un po’ di carboidrati, no?! Tutti a tavola, sereni, fino a quando succede il patatrac. 😀 Ogni volta me ne dimentico. Ogni volta sembra che proprio l’ho cancellato dalla mia memoria.

“Crapino, non è che abbiamo un po’ di vino?”

“A fare che, Mà? Tu sei astemio.”

“Uh, Signur! Per il minestrone, no? Non si può mangiare il minestrone senza un po’ di buon vino dentro! Magari del Barbera? Ce l’abbiamo?”

Ah, cavolo… Laura inizia a ridere. Le dò un simpatico scapaccione rimproverandola con lo sguardo. Deve essere una cosa del nord. Io non ho mai visto nessuno mettere il vino nel minestrone, ma lui lo fa da sempre. Una cosa a dir poco strana ma, tant’è che, degustibus non disputandum est, giusto?

“No, guarda, non ci ho pensato. Me ne sono dimenticata. Ho solo del Barolo, ma mi serve per il brasato di domenica. Puoi fare senza, no? Mica non lo mangi senza il vino, dai… o, al limite, mettici il limoncello di mamma… ” e rido.

“No! Io voglio il vino. Il minestrone non sa di niente senza il vino! Dove è la bottiglia del Barolo? E non ti permettere di darmi il Tavernello che usi per cucinare, eh?!”

Ok, abbiamo oltrepassato il limite della decenza. Ho cercato. Lei sa quanto ho cercato di nasconderla, ma lui l’ha trovata. Ha preso il cavatappi; quello grosso con le alette e la farfallina e là la tragedia è esplosa… 😀 Lui non sa aprire le bottiglie di vino. 😀 😀 Non ci è abituato. Io, che bazzico i ristoranti da prima che nascessi e che l’essere barman ce l’ho nel sangue, sorrido furbescamente e ingollo il mio cucchiaio di minestrone lentamente, mentre sbircio lo spettacolo. La bottiglia oppone resistenza. Lui cerca di far entrare il cavatappi nel sughero con uno sforzo sovrumano, senza girare, però… solo spingendo. Che strano…. 😀 Arrossisce dallo sforzo. Bestemmia. Stringe così forte il collo della bottiglia che io e Laura ci allontaniamo per la paura di vederci traforare le pupille dalle schegge del vetro. Oramai è una lotta all’espugnazione del tappo di sughero, tra lui e la bottiglia. Io non mi capacito di come possa pensare che se non gira la farfallina, il cavatappi non entrerà mai nel sughero. Disperato, mi guarda. Si rende conto della situazione assurda e dice, con tono perentorio, porgendomi bottiglia e cavatappi: “Moves e tas…” Vabbè, diciamo che lo spettacolo ce l’ho avuto e me lo son goduta. In tre nanosecondi apro la bottiglia e gliela porgo. Laura non si regge più la pancia dal ridere e io dico: “Forse era meglio il tavernello… quello si apre con la forbice..” “Tas e non dire nulla, pè favor…” Si versa il vino nel piatto di minestrone e vedi il suo sguardo di bambino soddisfatto e felice. Sembra davvero un bambino. Si è trasmutato. Ora capisco. Ora sì. Marò, così felice. Ci vuole poco per far contento un uomo, neh? proprio poco come: riportarlo a quando era bambino e i nonni gli facevano mettere nel minestrone qualche goccia di vino… Sì, ma questo non glielo dico, và… 😉

Incompatibilità di carattere

Un urlo strozzato: “Uh signuurrr!!” Il singulto che lo segue è così profondo che quasi si sente tre camere più avanti. “Uh, Signuurrrr!! Corri, Rosa!! C’ho un virus! Urco, urco!! Maledizioneeee!” E’ in quel momento che lo sento ansimare come se avesse l’asma. Succede sempre così quando mi rompe qualcosa in casa o quando perde le chiavi o i guanti. Va in uno stress respiratorio che, se non fosse un pò preoccupante, penseresti che è assurdamente ridicolo. 😦 Lo sapevo. Prima o poi doveva capitare. Ora lo sento bestemmiare mentre pigia violentemente sulla tastiera. Oh, cheppalle, proprio ora che volevo scrivere sul mio blog del minestrone con il barolo… 😦 vabbè, tanto prima o poi sarebbe successo. Con questa storia che ora ha installato pure e-mule figurati se non se lo beccava il virus. Ok, mi alzo dalla mia scrivania e mi dirigo in salotto. A metà strada ci ripenso e torno indietro mentre lui continua a bestemmiare a chiamarmi. Più lenta. Cammino più lenta, apposta. Uno che mi angoscia per fare le cose di fretta, da me, ottiene solo il contrario. 😉 E così torno in camera, cerco con lentamente i CD di ripristino, quello dell’antivirus e pure tutti gli altri dei programmi che tengo nella mia libreria del pc. Ogni volta che va in crash corro sempre a rimettere tutto a posto. Che fortuna, neh? 🙂 Vabbè, mi guardo in mano: 7 CD da reinstallare, dopo che avrò cancellato tutto… Vabbè, se mi va bene, tra due ore ho finito, và. E addio sogni di fare un pò di contabilità e mettere a posto gli archivi cartacei. Arrivo in salotto mentre lui sta ancora bestemmiando e cercando, inutilmente, di chiudere una finestra sullo schermo. “Porca eva! Porca eva! Maledetti questi hacker che fanno tutti questi attentati alla gente perbene che sta solo parlando su un forum! Maledetti! Rosa!! Allora?! Ti vuoi muovere?! Aiutami, per favore, guarda qua! Mi sta andando in crash tutto il pc!! Guarda questa cosa qua! Non è una cosa normale! Non l’ho mai vista, porca evaaaaa!!” Mamma mia, qua davvero ci deve essere qualcosa di importante. “Mà, per favore, se non ti sposti dallo schermo non riesco a vedere. Dài, spostati, fammi vedere. Dove è la finestra di Norton che ti dice che c’è il virus?” :-O Faccia di un salmone scozzese miope che doveva andare in Canada a risalire i fiumi e, invece, si ritrova nel bel mezzo del Mar Rosso assieme un banco di merluzzi infoiati. :-O “Che vuol dire – La finestra di Norton?!? Io vedo solo questa cosa qua che sicuramente è un attacco di un hacker e che non capisco… guardala, dai..” Mi viene un atroce dubbio… “Mà, scusa… Cosa è esattamente questa cosa che dici che è un attacco hacker?” Ora fa la faccia di uno scocciato che sta parlando con una cretina che non capisce niente… :-/ Vabbè.. Insisto: “Mà, per favore, mi fai vedere? Altrimenti non ti posso aiutare.” Sospira con ostentata pazienza e, proprio perchè ti vuol far sentire importante, ti indica, tremando un pò, una serie di cosine sullo schermo, nel bel mezzo di una conversazione che sta avendo con un suo amico sul suo forum preferito. “Queste, guarda, non le vedi?! Franco continua a scrivere, ma io vedo solo questi caratteri del cxxxo!!! C’è un virus che trasforma tutte e sue parole! La vedi tutta ‘sta fila di cose che non si capiscono!?”

Questo post potrebbe finire ora. Sarebbe carino lasciare il dubbio a tutti. Solo i puntini ci vorrebbero ora. E, invece, inizi a ridere, ridere, ridere che più ridere non si può. Ti accasci sul divano e indichi lo schermo. Uh, marò. Uh, marò, pè favòr aiutami tu! 😀 Lui ti guarda, fermo come un baccalà, un pò sull’offeso e un pò sull’incredulo. Sicuramente pensa che sei impazzita e diventata cretina tutto d’un botto. All’improvviso ti fermi e, in silenzio mentre, a tratti sbotti a ridere, prendi un foglio e una penna e scrivi a caratteri cubitali:

SMILIES (abbreviazioni per emozioni)

🙂 sorriso, 😦 tristezza, :-/ dubbio, 😀 allegria, :-O stupore, 😛 linguaccia/pernacchia

Poi gli dai il foglio e gli dici: “Queste sono delle faccine che si chiamano smilies e sono messe in orizzontale perchè non si possono mettere in altro modo, scrivendo con la tastiera, a meno che tu non vada a cercare dei caratteri specifici nei font grafici. Esprimono emozioni (vedi la lista che ti ho fatto). La prossima volta che ti attacca un hacker, per favore, gliele digiti una dietro l’altra e poi mi fai sapere cosa ti ha risposto?” Un attimo di silenzio e poi: “Ma và dà via el cu!!”

😀 😀 😀 Ah! Beata incompatibilità di carattere!!

Mare o montagna?

foto berlino 30 ott. 3 nov. 2010 065

Mio fratello mi ha inviato questa foto fatta dall’areo mentre andava a Berlino, qualche settimana fa. Bella, neh? 🙂 Quando l’ho vista ho pensato: che bella, però… a me non dice molto perchè mi dà l’impressione di “soffocamento” e la ragione la so. A me, comunque, piace di più il mare. Non c’è niente da fare. La ragione del soffocamento? Quando conobbi Marco, scoprii un universo a me sconosciuto. Lui è un “montagnino” come di dice da queste parti. Lui adora la montagna. I suoi amici mi hanno raccontato che è stato capace di andare a sciare in Piemonte con giacca e cravatta, figurati! E’ stato perfino in Nepal e ha praticamente scalato tutte le montagne del nord Italia. Abbiamo ancora in solaio il piumino e le catene con i ramponi che utilizzò per arrivare a non so quale campo dell’Everest. Roba da pazzi. Da fidanzatina perbene, perciò, cercai di accontentare le sue richieste di condivisione di tale passione. Come si dice? If you can’t beat them, join them! Cosa successe? Beh, che mi portò sulla Grignetta. Marò, 😦 non ci credevo che ero arrivata fino a lassù senza guardarmi dietro, come suggeriva lui. E la cosa più comica fu che arrivai prima di tutti gli altri perchè lui mi aveva insegnato a respirare nella maniera giusta e a non sentire lo sforzo. Mi portò sulla Grigna (e pure là, fui grande). E mi portò sul Grignone. Là, devo dire la verità, le maledizioni si sprecarono perchè fu davvero dura. 🙂 Il viaggio di nozze lo facemmo un po’ in Egitto (al mare) e un po’ in montagna: tutto il Trentino, l’Alto Adige e Dio sa quante montagne mi scalai in una settimana. Ho ancora il bastone con tutti gli stemmini dei rifugi attaccati. 🙂 Arrivammo, l’ultimo giorno, in un posto che chiamano, se non erro, “Le tre punte… di non so cosa”. Eravamo in auto e lui si fermò di botto, sulla strada deserta in alta montagna, proprio davanti a queste punte. Io pensai che fosse sceso per fare pipì, anche se non eravamo molto lontani dall’albergo, perchè lui dice che questa cosa lo fa sentire più vicino alla natura e preferisce farla fuori… 😦 Mah, io penso che sia solo molto irrispettoso nei confronti degli animaletti che stanno sotto. Comunque, stava là da un pò e mi preoccupai perchè pensavo che stesse male. Era in piedi e non si muoveva. Mi avvicino e gli chiedo: “Mà, stai male?” e lui “No Rò, anzi. Vieni qua, ammira la vastità e la stupenda immensità della montagna”. Io mi avvicino e… uè, non sento proprio niente, davvero, e glielo dico. “Terrona sei e terrona rimarrai, ma io, la settimana prossima, ti porto sul monte Rosa, con la neve e là vedrai, amerai di sicuro per sempre la montagna.” Vabbè, mi fidai. E feci male. 😦 La neve c’era, sì. C’eravamo pure noi. Noi con una Rosa (io) che si era lasciata convincere da lui a fare sci di fondo, anche se non aveva mai visto uno sci nemmeno da lontano. Lui mi guida, davanti. Io lo seguo docilmente in un percorso “intimo” e “solitario” che aveva scelto solo per noi. Vado avanti arrancando e sudando e maledicendo in napoletano. “Ammira questo stupendo paesaggio, crapino” diceva. “Respira il profumo della neve, crapino” diceva. Oh, sì… Continuò a parlare finchè non si rese conto che io non stavo più dietro di lui perchè ero affondata, con una gamba sola, in un vuoto ed ero praticamente sotto un metro di neve a masticare ghiaccio e cercare di non morire perchè mi ero praticamente “arravogliata” al contrario nella neve con tutto il corpo e una gamba in giù e l’altra in sù, proprio come i cartoni animati. 😦 Dio che terrore. Cosa era successo? Era successo che “il suo sentiero sicuro e intimo” era, in realtà, uno spiazzo che, d’estate, veniva utilizzato per i picnic con decine di tavoli di legno allungati uno accanto e davanti all’altro e noi avevamo sciato, si fa per dire, sopra questi tavoli fino a quando io, donna di mare fortunatissima, avevo beccato proprio lo spazio di vuoto tra un tavolo e l’altro. Conclusione? Marco non si permise più di propormi di sciare e io, in montagna, ci vado solo per mangiare la polenta coi funghi e i pizzoccheri… 😉