La genovese

E’ nu piacere. Si, mi fa stare bene. Di tutte le cose che m’hanno insegnato a cucinare, quando cucino la genovese, io mi sento bene. E’ terapeutica. Io ce mett ‘o tièmp mio, p’à preparà e ‘a cucinà. Continua a leggere “La genovese”

La iolanda, la sugna, gli ultimi proiettili e le ovaie scomparse.

La Littizzetto, qualche sabato fa, si lamentava che, all’ora di cena, in tv c’era la pubblicità di quella ragazza che le prude la iolanda e la mamma le dice che è normale e che ce l’ha pure lei e poi, le dà una crema e tutto passa e tutto è perfetto. Fosse tutto perfetto co’ ‘na crema nella vita… :-/ Uhm.. Vabbè, io ho riso così tanto, e di brutto, che tra un po’ mi strozzavo, perché stavo cenando, mentre la guardavo. E, ovviamente, Dio mi ha punito: mi è venuto il prurito. 😦 Continua a leggere “La iolanda, la sugna, gli ultimi proiettili e le ovaie scomparse.”

Sulla riva del fiume

Sulla riva del fiume c’è un salice piangente le cui fronde, a tratti, spinte dal vento, lambiscono le piccole creste d’acqua dolce che scorrono, vogliose, verso il mare poco lontano. L’alito caldo dell’estate l’avvolge.

I piedi nudi avanzano lentamente verso l’ombra ristoratrice dell’albero nascondendosi, a tratti, tra l’erba umida e profumata. Si lascia andare giù, sulla terra fresca e scura guardandosi le mani. Il sangue non è rosso. Il sangue non è blu. Il sangue è trasparente. Il sangue è trasparente sulle mani di chi ha ucciso. Il sangue scivola via, piano, dalle piccole mani che s’immergono nell’acqua fresca del fiume e si sfregano, l’una contro l’altra, freneticamente. Il vento le va a cercare. Si insinua tra le loro pieghe e le rilassa mentre lo sguardo, di nuovo, ci si posa sopra. Le dita si distendono lentamente. Le osserva, una ad una. Con lo stridìo di un gabbiano che volteggia verso le colline arriva, da un tempo lontano, una voce trasparente come il sangue. “Non rosicchiar le unghie… E’ segno di immaturità.” Sospira e serra i pugni. “Lasciati andare, non ti vergognare…” Il sangue non è rosso. Il sangue non è blu. Il sangue è trasparente. Il sangue è trasparente agli occhi di chi uccide. Gli ultimi battiti veloci del cuore che si sta calmando rimbombano in petto e salgono su per la gola, come pugni feroci che si abbattono sulla vecchia pelle di un tamburo. Silenzio. Un respiro profondo e poi chiude gli occhi che si nascondono dietro le ciglia ancora umide di pianto. Un altro respiro profondo e poi, lentamente, un sorriso… Finalmente un sorriso distende le labbra che, fino a poco prima, si erano strette ai denti con frenesia e rabbia. Solo una frase… Solo una frase le rimbomba in testa, ora. Solo una frase. Meglio tardi che mai…

Parole, parole, parole…

Marco diceva che io sono una che “ingabola” la gente con le parole. Nel senso che, secondo lui, a un certo punto, durante una qualsiasi discussione, soprattutto se mi fanno girare le palle cercando di prendermi in giro, mi viene un attacco di “parolite” acuto e le persone che mi stanno di fronte, o soccombono a tutto quanto gli sto dicendo mentre sputo verbi, congiunzioni e sostantivi a raffica di mitragliatrice senza nemmeno dargli il tempo di pensare a come ribattere, o, impossibilitati dal ribattere, mi mandano a cagare e se ne vanno. Continua a leggere “Parole, parole, parole…”

Voglio un uomo…

che ridendo mi dica “va bene così”
perché meglio, per noi, non ce n’è
 
che mi stringa più forte che posso
quando il mondo là fuori è un gran cesso
 
che mi parli senza parole
perché a noi basta solo guardare
 
che profumi di buono e di fresco
e se suda va bene lo stesso
 
se è sudor che profuma d’amplesso
sì dolce e ricercato abisso
 
che ripari ed assesti le cose
materiali sì, ma anche amorose
 
che m’insegni le cose ignorate
quando a casa passiam le serate
 
che cammini con me sulla spiaggia
quando il mondo degli altri già albeggia
 
che non sia presidente o sceicco
ma che “DENTRO” sia l’uomo più ricco
 
che abbia solo quel grande coraggio
di poterlo mostrare nel peggio
 
che non sia quel gran figo d’attore
ma che sappia che cos’è l’amore.
 
(Rosa Parrella – 7.7.2013 )

Le adolescenti, tsè…

Immagina: Sabato ho tagliato i capelli e fatto i colpi di sole per “rinnovarmi” nell’attesa che il vero sole me li dia ‘sti colpi, prima o poi. Rientro a casa, tutta contenta del mio nuovo look. Mia figlia, dalla camera: “Toh, dai, fammi vedere il tuo nuovo taglio”. Entro pimpante nella sua camera sfrusciando la capigliatura imbiondita tra le mie lunghe e affusolate dita. Immediatamente, l’infida e adolescente serpe che ho cresciuto nel mio seno per 15 anni, scoppia in una grassa, grossa, inarrestabile risata e, tenendosi la panza dalle risate, dice: “Mamma, sembri una vecchia di 80 anni che s’è sbagliata a colorarsi i capelli!”.

Morale della favola: se hai una figlia femmina che si avvia verso l’adolescenza, ti suggerisco di sopprimerla strangolandola lentamente con il pagliaccetto rosa di ciniglia che ancora profuma di lei e che hai conservato anni fa perché, al solo toccarlo, ti ritorna in mente la sua dolcissima e paffutissima figura di neonato. SCORDATELA: quella bimba non esiste più e tu non devi più seguire i consigli di quella pirla della parrucchiera.

La giusta lezione

Durante il primo periodo di convivenza con Marco, abitavamo in Caterina da Forlì, proprio davanti al Redaelli (ospedale geriatrico). Marco si imbestialiva ogni volta che io, nuda, camminavo davanti alla finestra senza chiuderla. Non lo facevo per farmi vedere. E’ solo che poco me ne poteva e me ne può fregare. Fosse mai che io avessi 5 teste, sei gambe e 14 mani, allora mi farei venire un dubbio. Continua a leggere “La giusta lezione”