Equivalenze… flatulente!

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A me piace Focus. E’ una rivista che, secondo me, dovrebbero pubblicare settimanalmente perchè è proprio bella tanto. Di cose da commentare su Focus ce n’è una marea (curiose e non) ma, per principio, non lo faccio mai su questo blog perchè ritengo che lo facciano bene e meglio di me tanti altri blogger, commentare le notizie del giorno, intendo. Questa volta, però, facciamo uno strappo alla regola perchè, quando ho letto questa cosa, sò scoppiata così tanto a ridere che Marco pensava fossi uscita scema di botto. Allora, ho deciso, la pubblico e la commento pure con il mio ragionamento che ne è scaturito perchè, il direttore di Focus non me ne voglia, in quel momento, mentre leggevo ‘sta notizia, mi trovavo proprio sul “trono”… if you know what I mean ;-).

Pagina 213 del numero di dicembre 2010: “Una persona sana produce, a livello del mare, in media 15 flatulenze al giorno. A 7 mila metri di quota, il numero sale a 129 al giorno.” 😀 😀 😀

Dunque, dopo la mia prima esclamazione (AZZ!!!) le considerazioni che ho fatto sono, basically, tre:

1) Ok per chi abita a Sanremo e sa che ne dovrebbe fare 15 al giorno. Tutta salute, dicevano gli anziani… 😉

2) Ok per chi sta un pochino più in giù della vetta dell’Everest (che pure là, secondo me, non è che ti venga tanta voglia di farle perchè il gelo ti attanaglia le chiappe, diciamocelo, e l’unica ragione per la quale ti verrebbe voglia di “lasciarti andare” potrebbe essere il “temporaneo calore” rilasciato dall’emissione dei gas personali)… 😀

3) Emmmenomale che l’aria buona sta in montagna!! Ora ho capito perchè! 😀 😀

E poi, allora? E allora, dico io: perchè mai non ci hanno detto quante ne fanno i milanesi o i romani o, magari, anche gli udinesi? Voglio dire, che cavolo ci voleva a fare un’equazione? Mò, non mi dirai che, per darci questi numeri, sono andati a sperimentare personalmente, no? Ecco che allora, la mia mania dei numeri è venuta fuori e io, con il mio amore per le equazioni (grazie Prof.ssa Simonelli 😉 ) ti posso dare le risposte in merito alle tue flatulenze giornaliere… Almeno credo. Ordunque l’equivalenza è questa: 15 sta a Sanremo come X sta a Milano, dove X è uguale a Milano per 15, diviso Sanremo. Ma Sanremo e Milano non sono numeri giusto? Allora sai cosa ho fatto? Sono andata a cercare su internet la distanza dal livello del mare delle suddette città (che è, grazie a Dio, un numero e l’equazione sembrava essere fatta! Solo che i numeri non quadravano e così sono andata a controllare l’altimetria considerata, ma era giusta… 😦 Alla fine, cocciuta più di un mulo, mi sono creata la mia equazione a scalare e, ci sono riuscita, almeno credo. Si, sò pazza 😀 mannòòòò daiiii! In questi momenti di crisi pazzesca ci vuole un pò di svago, và.

Eccoti la lista e, se hai bisogno di sapere il n. di flatulenze “percepite” della tua città, chiedi pure, và! 😀 😀 😀

Udine 18,31; Milano 20,67 ; Torino 22,13; Roma 26, 08.

Il tutto, ovviamente, al giorno per persona. Il che mi darebbe voglia di calcolare le flatulenze totali per città, dato il numero accertato di abitanti, e aggiungendoci una percentuale minima relativi agli infiltrati non dichiarati, ma ci vuole troppo tempo ed è meglio che non lo faccio và… Fosse mai che esce fuori che la città più puzzona è Roma e sarebbe, davvero, una battutaccia da tre soldi!… 😀

Storia di una calcolo e della sua colica espulsiva

Venerdì, 19 novembre

“Signora, si fidi di me. Sono il suo urologo, no? Prenda questo farmaco. Ogni sera, però, non ogni mattina come sta scritto nel bugiardino, perchè lei ha la pressione molto bassa e mi sviene da un momento all’altro. Si fidi, lo prenda. Non sentirà nulla e mercoledì, quando ci vediamo per un’altra ecografia, magari, lo avrà buttato fuori senza nemmeno accorgersene, si fidi..”.

Mah. 😦 se lo dici tu, dottò… 😦 Io dico solo che mi sento come Sigourney Weaver in Alien che ci aveva dentro il “coso” che doveva partorire e che non sapeva se lo voleva far uscire o no (e non era per l’istinto materno) 😦  Ormai è quasi un mese e mezzo e questo parto,  nonostante tutti i modi che ho provato, non c’è stato. Per di più, non è che si trovano tante informazioni “dal vivo” su internet sulla calcolosi. Cercavo qualcuno che descrivesse come aveva espulso un calcolo di 4 mm ma niente, tutti si fermavano alle lamentele sulle terapie o le domande sui dolori (CHE SI SAPPIA: SONO UGUALI IDENTICI A UN PARTO TRIGEMELLARE “CONTEMPORANEO” NON SO SE MI SPIEGO). Tu chiedimelo e io l’ho fatto. La tisana di erba spaccapietra (un litro al giorno) suggerita da Margherita, i balli da tarantolata per farlo scendere giù suggeriti da Laura. Lo Schoum di Anna. I buscopan del dottore. Le ho provate tutte. Solo dolore, alla fine. 😦 Vivo con una bomba a orologeria piazzata alla fine dell’uretere che non so quando scoppierà perchè non ne vuole sapere di spostarsi nella vescica. Assurdo… Te lo immagini se, martedì prossimo, nel bel mezzo della riunione di ispezione con AstraZeneca, nell’ordine: 1) mi piego in due per la colica urlando (come faccio di solito) in napoletano come una pazza isterica che voglio solo morire in pace 2) svengo per colpa del farmaco che mi abbassa la pressione…?! Ah, quella si che sarebbe una riunione epica… 😦 E vago con il pensiero, vago, vago… L’urologo continua a ciciarare da solo mentre scrive il referto e la terapia, beata gioventù (e pure un bel ragazzino è…). A un certo punto sento la parola ecografia e faccio la faccia del tonno distratto e ottuso che, nuotando nuotando, è arrivato in un allevamento di pesciolini rossi…

“Ecco, lo vede?!” Sono sdraiata sul lettino. L’urologo ha voluto fare un’ecografia d’urgenza. Guardo in alto. Dalla finestra entra la luce mattutina milanese e si vede solo il cielo plumbeo, nonostante si sia al piano terra del San Paolo. Qua, due anni fa, mi hanno tolto la cistifellea.. 😦 vabbè… chevvitadimmerda… 😦 Lui mi fa tirare un pò più giù gli slip e io, sdraiata, ho un dejà vu… La prima ecografia quando ero incinta di Laura. Lui spalma il gel sul mio ventre e poi pigia forte sulla vescica che mi viene da gridare: “Maròòòò io t’uccidooooo!!!!” 😦 😦 ma non lo faccio. Guardo di nuovo attraverso la finestra e respiro profondamente cercando di concentrarmi su altro. “Ecco, lo vede? E’ questo qua, questo piccolino bianco…” Se non fosse che la situazione è davvero seria, mi metterei a ridere. Me lo indica come ci se fosse un bambino nello schermo dell’ecografo. Assurdo. “E’ proprio là alla fine dell’uretere!” Oh, Gawdddd!!! E tutt stù burdèll per dirmi quello che già sapevo? “No, vabbè, io sono fiducioso, signora, davvero. Mi creda. Nessuna colica, mi creda, andrà che non se ne accorge nemmeno..” Ah, beata gioventù… 😦

Così, si inizia quello che mi prospettavo un calvario tra eco che mi dicono la stessa cosa e farmaci che continuo a ingurgitare nell’attesa…

Sabato, 20 novembre

Alle 19 mi dico: vabbè, la prendo prima ‘sta pastiglia, fosse mai che mi rilasso un pò. 10 minuti dopo, arriva una colica. 😦 😦 😦 A’ faccia d’ò cazz… e se non l’avessi presa?!? Sto male, marò quanto sto male. Stavolta inizio a vomitare prima. Stavolta sanguino prima. Stavolta sto malissimo che non so più a che santo votarmi. Marco è andato a suonare. Devo far da mangiare a Laura. Marò, marò, marò… Dio, San Giuseppe Moscati, Marò, aiutatemi voi. Mi accascio davanti ai fornelli. Mi rialzo. Barcollo verso il bollitore per riempire la borsa d’acqua bollente. Decido di non chiamare Anna per farmi fare la puntura di Voltaren, porella, sta male pure lei con la bronchite. Metto su il timer per 10 minuti e dico a Laura di spegnere il fuoco e scolarsi la pasta quando lo sente squillare. Mi dirigo, zigzagando dal dolore, verso la mia camera e schianto sul letto con la borsa sul fianco ansimando come una giovenca che sta per partorire. Dio, Dio, Dio. Questo è dolore. Questo è male. Le fitte, ormai, sono così intense da stordirmi. Piango e sto zitta per non spaventare Laura. Penso ad Anna. Lei ha il tumore. Lei mi ha spiegato come fa con il dolore. Lei lo segue, mi ha detto. Chiude gli occhi e lo segue. Si immagina di viaggiare nel suo corpo e, dolentemente, segue il percorso delle sue fitte, del suo dolore, ogni volta che arriva. Solo così sta bene, nel male infinito e cattivo, mi dice. Dolce Anna… 😦 Allora, lo faccio anche io. Seguo le fitte che, dal rene, si arrotolano giù verso l’intestino, attraverso le mie vene e i miei muscoli. Arrivano all’uretere che sta cercando di espellere quel maledetto calcolo. Sento, nitidamente, le contrazioni dell’uretere. Sono metodiche e puntuali. Ogni 20 secondi. Poi, a un tratto, ogni 10. Marò, l’uretere s’è incazzato!! 😦 Silenzio, attorno a me. Silenzio, dentro di me fino a quando sento come se mi fosse scoppiato dentro un petardino, sai quelli di carnevale? Il timer suona i 10 minuti e a me viene in mente l’immagine di una bottiglia di champagne che si stappa a capodanno. Poi? Poi l’immensa pace. E’ là che ho capito cosa vuol dire “la quiete dopo la tempesta”. Attonita, apro gli occhi e sento gli echi di quel petardino. Giuro che ho sentito come un “fruscìo” di liquidi che lo hanno seguito. Oh, Signore del cielo infinito, quanto sto bene. Sono distrutta, disfatta, annichilita dal dolore ma senza più dolore. Proprio come partorire, lo so, lo posso dire. Ho bagnato il cuscino di lacrime e sudore. Mi alzo e bevo un litro d’acqua tutto d’un sorso. Me ne vado sul divano a vedere Fazio che intervista quel grande di Bocca e quel pirla di Panariello. Aspetto fino a quando la vescica sta per scoppiare. Lo so perchè l’ho fatto. Quando urinerò, LUI, il mefistofelico, uscirà a bomba fuori e la mia uretra non avrà nemmeno il tempo di dire “Uè” che lui sarà già fuori. Oramai lo so che è uscito, ora è vero. Lo sento dentro tutta me stessa. Vado in bagno stringendo i muscoli. Accendo tutte le luci e prendo il contenitore delle urine e… vado. Alla fine, guardo dentro. Nulla. Niente sassolino di 4 mm di diametro. 😦 Niente di ninte. Oddio, non è possibile.. Non è vero. Guardo meglio e vedo una cosa simile a una scheggia di pietra marrone posata là, in fondo. Non sai il sollievo. Non sai nulla. Semplicemente, non sai. Guardalo e basta. 20112010032E ora la mia vita, e quella del mio blog, possono ricominciare!!!

Con quale metro misurare…

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Spesso e volentieri ho parlato del metro con il quale misuriamo le cose; le cose di dentro, intendo; le cose del cuore e dell’anima. Ognuno ha il suo metro e ognuno percepisce certe misure in modo sbagliato se non sono come le sue; se non sono come il suo metro e, da qui, partono le liti, i discorsi, gli affanni emotivi o lavorativi o semplicemente “di vita”. Questo discorso poteva andare bene per il cuore e l’anima. Mai avrei pensato che qualcuno, oggi pomeriggio, me l’avrebbe fatto per il mio rene e il mio uretere… 😦 “Signora, il referto del San Carlo, di sabato mattina, dice che è di 3 mm ma, secondo me, questo qua è di almeno 6 mm. Sa com’è, ogni ecografista o radiologo usa determinati parametri. E poi, mi scusi, ma per averla fatta sanguinare il quel modo, mica poteva essere un chicchino di riso arborio?!?” Resta di stucco, è un barbatrucco… E io che ti rispondo? Voi siete i medici. Io, l’altro ieri, sanguinavo dall’uretere peggio di Rambo a fine film… 😦 ora? Ora sanguino a intervalli, ma mi sento dentro come se mi stessero estraendo le ovaie e gli aggregati  di tutta la mia area urologica con un forcone infuocato. Allora? Come la vogliamo mettere? Lo vede o no, ‘sto calcolo maledetto?! “Sciùra, qua non si vede niente perchè è nascosto ben bene. Però, vedo della renella nel rene destro, se le interessa. E vedo pure il fegato ingrossato. Ah! Ma dove è finita la cistifellea?! Maccheccavolo, stò monitor non me la fa vedere…!” E pigia più forte contro il mio ventre. Oh Dio mio… Già che, a causa del continuo stimolo alla minzione causato dal pigiare del calcolo, devo urinare con il colino per beccare il maledetto sassolino che prima o poi deve uscire e già che ho bevuto 4 litri d’acqua prima di questa ecografia.. “Ahiaaa!!! Senta, non pigi che tanto non la trova manco se ci manda l’ispettore Colombo, nella mia pancia!! Me l’hanno tolta tre anni fa!” Sgomento e sollievo. “Uhm, mamma mia, grazie che me l’ha detto… 😦 mi ero spaventato..”.

Toh, quando si dice competenza… 😦 Mi alzo, mi vesto e lo guardo mentre, occhiali sulla punta del naso, redige il referto. Lo so, lo so, sto male ma… checcazz… in qualche modo mi devo sfogare: “Senta, per curiosità, non è che, magari, può essere davvero un chicco di riso arborio ma dopo che è stato bollito? Sa… il riso raddoppia di volume e misura dopo la cottura…”. Mi guarda confuso e stranito. Apre la bocca e cerca di rispondere in maniera professionale. Vabbè, và… Non ho speranze di alcun sollievo, ho capito… “Lasci perdere… era ‘na battuta…!” 😦 Cheppalle…