Dio c’è

Questo post è per Ivy. Da qualche parte, in uno dei suoi commenti, si domandava se io mi fossi fatta un’idea della religione, di Dio e a quali conclusioni io fossi arrivata. All’epoca le promisi di scrivere un post in merito e, ora, eccolo qua, enjoy, Ivy . Una volta, vedendo la scritta “Dio c’è” impressa a caratteri cubitali su un muro di Oneglia, qualcuno mi disse che significava che là si spacciava droga. Mah, mi dissi, vero è che i veggenti e i saggi dei tempi antichi (e se non sbaglio se ne parla anche nella Bibbia) si “drogavano” leggermente prima di lasciarsi andare alle divinazioni e alle discussioni con il loro Dio, ma da qui a utilizzarlo come metodo pubblicitario per la droga, ce ne doveva passare, secondo me. Comunque: se credo in Dio? Orcu, sì, eccome! Se sono religiosa? Orcu, no, eccome! 😀 Stai leggendo un post di una che, alla venerabile età di 18 anni decise di andare a fare la missionaria nel Congo Belga. Neanche all’epoca ero veramente religiosa, bada, ma frequentavo molto le figlie di Maria Ausiliatrice. Fu all’oratorio che sentii per la prima volta l’odore dello spinello. Fu all’oratorio che mi presi a botte con una che mi chiamò terrona.  L’oratorio era il luogo di riunione di tutte le ragazzine che non avevano ancora come riferimento il muretto davanti a Piazza Boselli ad Arma o il Mac Donald’s di Piazza Colombo a Sanremo. Aiutavo durante il catechismo Suor Silva, pace all’anima sua, che dispensava consigli e supporto alle adolescenti in crisi e la Direttrice (con la D maiuscola) seguiva la squadra di pallavolo giocando con noi dopo la messa della domenica. Là c’erano pace e calma. Così, tra una lite con Padre Marco sull’esistenza dei fratelli di Gesù e le mie lezioni di catechismo ai bambini di Cipressa ai quali facevo fare la caccia al tesoro identificandola con la caccia alla propria fede in Dio, decisi che sarei diventata missionaria. Avevo già preso contatto con un gruppo laico missionario di Alassio. Avevo fatto tutti i corsi necessari e li avevo passati tutti. Il mio compito sarebbe stato di aiutare le donne del Congo Belga a capire che esisteva una cosa chiamata preservativo e, in mancanza di tale simpatico “aiuto”, a spiegare loro gli obblighi della vaccinazione, la cura dei neonati e dei bambini. In pratica avevo tutto pronto. La fede? Quella c’era. Quella c’è sempre stata. E c’è sempre stata anche mia mamma che, avendo saputo della mia decisione, decise di farmi parlare con Don Daniele. Don Daniele aveva una sorella missionaria e si prese carico (sotto “gentile” richiesta di mia mamma) di appurare se la mia spinta missionaria fosse pura e da sottoscrivere con la sua benedizione. Beh, dopo qualche minuto di conversazione formale, nella quale io, più infervorata che mai, illustrai le mie ragioni e i miei sentimenti, Don Daniele decise di mettermi davvero alla prova e così mi fece vedere foto di sua sorella in Africa. Belle foto. Bellissime foto proprio come immaginavo sarebbe stata la mia vita tra la gente che volevo aiutare. Fino a quando mi capitarono davanti, “inavvertitamente”, foto di sua sorella ammalata di una rara malattia. I suoi arti erano deturpati da linee e segmenti di pelle che si inerpicavano, gonfi e grinzosi, sui muscoli delle cosce e delle braccia. In quei segmenti, mi spiegò, c’erano dei simpatici animaletti che si annidavano lascivamente e là depositavano le loro uova che, in seguito, si sarebbero schiuse e avrebbero lasciato altri simpatici animaletti liberi di diffondersi sul corpo di sua sorella. :-/ Beh…Lo ammetto, la mia fede là non tenne e non mi vergogno a dirlo. Mò, con il senno di poi, posso dire che la scabbia non mi avrebbe mai fatto tanta paura se me l’avessero spiegata con meno “particolari tragicomici atti a dissuadermi dalla mia decisione”. E la cosa più ridicola del mondo fu che la scabbia la presi eccome, anni dopo, a causa dei piccioni che mi entravano in casa e si accoppiavano sul mio letto a mia insaputa. Vabbè, che ci vuoi fare? Ogni cosa succede perché deve succedere e così, niente Africa di Karen Blixen per me. Se Dio esiste? Sì, esiste. Se credo? Sì, credo. Perché e come? Perché parto da un presupposto. La religione è semplicemente una questione di logistica. Se nasci al Cairo hai buone probabilità di diventare musulmano, se nasci a Roma hai grandi probabilità di diventare cristiano e se nasci in Sri Lanka, molto probabilmente, diventerai buddista. Mò, detto questo e non assumendoci la responsabilità della scelta religiosa che, di solito, viene allocata ai nostri genitori, ripartiamo dal punto di partenza. Il punto di partenza, per me, è che siamo tutti solo ed unicamente pura energia. Una energia che non risiede specificamente in un luogo del nostro corpo. La Hack e i suoi colleghi (che io stimo immensamente) hanno voglia a continuare a dire che il nostro cervello è utilizzato solo per il 10% e non ne conosciamo le svariate possibilità e per questo non credono ai fantasmi e a Dio perché tutto potrebbe essere spiegato razionalmente. Fino ad ora nessuno di loro (scienziati e non) ha trovato il posto dove risiedono i sogni, i sentimenti e le emozioni e io, in virtù di ciò, mi avvalgo del diritto di libera opinione e dico che siamo tutti Dio. Siamo tutti Dio in quanto Dio è quell’energia pura che fa sì che succedano cose brutte e belle. Le cose brutte e belle le facciamo succedere noi, decidendo per una cosa o per l’altra dipendentemente dai nostri sentimenti e dalle nostre ragioni e, dunque, noi siamo Dio. Ogni volta che nasce un bambino si sprigiona un’energia. Ogni volta che un uomo bacia una donna c’è energia. Ogni volta che un uomo uccide un altro uomo o un animale si sprigiona energia. Ogni volta che qualcuno muore, l’energia lascia quel qualcuno per andare chissà dove. Quando l’ho capito? Quando ho visto il Sig. Manco e mio nonno morti. Facci attenzione. Hai mai visto un morto da vicino? Attentamente, intendo. Sei mai riuscito a sorpassare le emozioni di perdita e il muro di lacrime e tristezza che ti pervadono, quando guardi una persona che amavi morta, là, tra le lenzuola bianche o incassata nella bara di legno lucido? Ecco, io l’ho fatto la prima volta quando avevo 12 anni. Avevano posato il Sig. Manco nella sua bara e tutti andavano a onorare il falegname di Via Colombo con l’ultimo saluto. I bambini non sarebbero dovuti andare, ma io sgaiattolai dentro e lo osservai per tanto tempo. Era così piccolo. Era così “ristretto”. I morti si accorciano, dicono. La sua pelle era così bianca e trasparente. Le sue mani, che fino a pochi mesi prima ero rimasta incantata a vedere lavorare celermente e con sapienza il legno, ora rimanevano flosce e indurite dal post-mortem in una posizione quasi assurdamente scomoda. Mi era sembrato sempre un omone così grande e ora stava là, fermo, piccolo e immobile come una bambola di porcellana coperta di polvere. Là io capii che Dio esisteva. Quello che io stavo guardando non era il Sig. Manco. Quello che io stavo guardando, anni dopo, non era mio nonno. Erano solo gli involucri vuoti dove qualcosa di prezioso non risiedeva più. Quel qualcosa di prezioso aveva vissuto in quel bozzolo che si chiama corpo per anni, da quando la prima cellula era diventata 2 e poi 4 e poi 8. Come fai a non ammetterlo? Come fai, davanti a un morto, a non capire che ciò che vedi è solo un barattolo vuoto che fino a poco prima conteneva un’energia infinita fatta di sentimenti buoni e cattivi? Non lo ammetti perché sarebbe difficile cambiare idea? E vabbè, chissenefrega, ognuno deve fare il suo percorso e io ti rispetto lo stesso. Ok, mettiamo che lo capisci e ora? Ora, per favore, come fai a non chiederti dove sia andata a finire quest’energia? Se sei abbastanza onesto, dovresti farlo. Se ti fa paura andare avanti con il pensiero (a mio parere, bada) allora dici che dopo la morte non c’è più nulla e che Inferno e Paradiso sono delle cazzate e che Dio è solo la mera necessità insita nel cuore del Buon Selvaggio di Rousseau che vive dentro ognuno di noi; nient’altro che una necessità per dare la colpa a qualcuno se ti succede qualcosa di male o ringraziare in caso contrario. E vabbè, pure questo rispetto. Però.. Però.. Però, lasciatelo dire, io me lo sono chiesto e l’energia so che c’è. Ci sono esperienze che ognuno di noi ha fatto e messo via velocemente per non pensarci troppo su, per non farsi domande, per non scoprire, magari, che fino a quel momento si era pensato male o in modo sbagliato. La grandezza di un uomo è data dalle volte che cambia idea considerando tutte le varianti e migliorando il suo pensiero, vero? Beh, se sei arrivato fino qua, fammi un favore, ti prego. Dimmi se, almeno una volta nella vita, ti sei detto: “Impossibile, non poteva succedere questa cosa! Ma come è successo? Ma io proprio non ci avrei creduto!” Cose stranissime, cose che si erano date per “morte” o già decise. Cose che ti stupiscono in maniera assurda. Persone che dicono o fanno ciò che stai pensando. Sogni che fai e poi, puntualmente, si avverano. Occhi che si incontrano nella notte e poi si scopre che era giorno. I dejà-vu e i vu e basta. Insomma, non puoi non aver sperimentato almeno una volta una cosa del genere. Casi? Coincidenze? Hmm, vabbè, sei proprio duro, neh? Scusami, allora mi chiedo una cosa: com’è che gli scienziati vanno alla ricerca disperata di altre vite su altri pianeti, senza mai averne vista una, e non accettano che uno, che magari si chiamava pure Gesù Cristo, un giorno si è svegliato con così tanta energia da essere capace di trasformare il pane in pesci, avere un carisma grande quanto quello di Madre Teresa di Calcutta o di Paolo II raccogliendo davanti a sé milioni di persone  e, puntualmente, scomparire dal suo sepolcro?  Mò, voglio dire, come fai a spendere milioni di milioni di euro (e farti pure pagare poco) per mandare delle sonde alla ricerca di una caccola di marziano su Venere senza pensare di poter accettare che, magari, da qualche parte, su questo pianeta, c’è una cosa che si chiama “anima” che si può manifestare anche dopo che siamo morti proprio perché in quanto energia può essere libera di vagare e farsi riconoscere da coloro che ci hanno amati? Ecco, questo mi incuriosisce. Qualche sera fa ho visto la Hack che sorrideva con spirito di sacrificio davanti alla fede cieca di Pippo Franco mentre discutevano nel salotto di Vespa. Beh, quella cosa mi ha sorpreso. Per me Pippo Franco è uguale alla Hack. Lui, almeno, il dubbio se lo fa venire. La Hack è una delle donne che stimo di più al mondo così come la Montalcini. Però, ti confesso, avevo sempre pensato che le persone intelligenti avessero le antenne un po’ più tirate su degli altri e fossero più disponibili e aperti alle nuove esperienze, fosse anche solo per crescere e migliorare sé stessi. In fondo, sai, è solo una questione di antenne. Le abbiamo tutti. Le nostre antenne captano l’energia proprio come l’antenna della radio. Voglio dire, come fai ad accettare che attraverso un pezzo di plastica possa passare la voce di uno che ti chiama sul cellulare, senza nemmeno vedere il filo che collega i due apparecchi, ma non accetti che qualcuno possa materializzare una rosa durante una seduta spiritica? Energia, pura e semplice energia. Energia che scorre attraverso il nostro corpo e lo lascia quando il corpo cessa di vivere. Energia = Dio. Sì, è solo una questione di antenne. C’è chi le tira su da quando è nato e perciò ci è abituato e chi, con molti sforzi e buona volontà, ci riesce dopo un po’. Altri, invece, preferiscono tenerle giù e basta. È una questione di scelte. Scelte che si fanno dopo ripetuti passaggi. I passaggi sono le vite. Io credo nelle vite passate e future. Ci credo perché, secondo me, ogni vita è atta a migliorare la prossima con le conoscenze che facciamo. La meta? La meta è l’energia totale. Si passa attraverso molti corpi per migliorare la propria energia e, infine, non avendone più bisogno non ci si materializza più perché siamo arrivati alla meta. Non si viene più qua ad allenarsi e a migliorare le capacità delle proprie antenne perché le antenne sono l’elemento essenziale per captare l’energia del tutto. Non si viene più qua sotto forma di corpo, ma lo si fa con i dischi volanti, magari, ma questa cosa la devo ancora elaborare e perciò non te la sto a spiegare. Energia, dunque, solo energia. Le maree, l’attrazione dei pianeti, le fasi lunari, l’aura che viene fotografata mentre circonda i nostri corpi. Ecco, per l’appunto; qualche tempo fa, su Focus, vidi le foto di un uomo e una donna mentre facevano l’amore fatte con un apparecchio che cattura l’aura e/o l’energia sprigionata in quel momento. C’era anche la foto di un morto. Ti devo dire cosa vidi? Vabbè, dai… In quella della coppia si sprigionavano tutti i colori dell’arcobaleno. Dal rosso intenso che circondava la pelle all’indaco che stava un po’ più lontano da loro. Sì, sì… Mò parlami pure dell’escursione termica e del flusso sanguigno che origina il calore. Ti ascolto, sai? Però, in quella del morto non c’era niente. Questa, per me, è la spiegazione più semplice che si possa avere. Energia, pura e semplice energia. Dio è ovunque. Dio siamo noi. Dio c’è e non è quello del punto di spaccio.  In breve, a me hanno insegnato che Dio esiste e che si trova in chiesa. Qualche volta vado in chiesa, ma non per parlare con lui, ma per ascoltare me stessa e quelle energie che mi accompagnano da quando hanno lasciato i loro bozzoli  che io ho tanto amato: i miei nonni, i miei amici, i miei animali. Vado in chiesa perché si sta bene e perché posso parlare con me/Dio senza essere disturbata e dunque libera di pregare. Pregare è necessario perché la preghiera ti porta su, verso le altre energie. La preghiera è raccoglimento, è concentrazione, è lo yoga dei buddisti e le danze tribali dei pellerossa. Pregare è sprigionamento di energia positiva. Pregare è speranza. Mai sentito parlare delle suore di clausura che pregano, pregano, pregano per salvare il mondo? Dio le benedica. Sai, conosco delle persone ricchissime che non andavano mai in chiesa ma che, nel momento in cui la loro mamma stava per morire, hanno chiesto di fare donazioni molto ingenti alle monache di clausura di un convento che conoscevo affinché, quella notte, pregassero per la loro mamma e basta. Secondo te cosa è successo? Le monache rifiutarono la donazione e risposero che la loro preghiera era per tutti e non solo per pochi prescelti e che se la loro preghiera avrebbe raggiunto anche la signora in causa tanto meglio, altrimenti… Dio non guarda in faccia a nessuno. La preghiera è per tutti. La preghiera è necessaria. Anche solo un piccolo pensiero, in qualsiasi momento della tua giornata, è una preghiera. Chi fa reiki sa che deve avere un obiettivo quando pratica il reiki. Sa che l’obiettivo lo raggiunge augurandosi e prefigurandosi l’obiettivo stesso. Questo lo fa la preghiera. Questo lo fa anche chi non ha religione, ma invoca o bestemmia Dio nel momento del bisogno. Una volta ho fatto incazzare di brutto Marco quando gli dissi di smettere di bestemmiare Dio perché, se non ci credeva, che cavolo lo bestemmiava a fare? Che iniziasse a bestemmiare sua madre e poi, magari, si sarebbe sentito meglio. In sua madre credeva, no?! Marò… Mai toccare la madre degli altri… Siamo tutti così assurdamente simili e tutti, purtroppo, diciamo di essere diversi e migliori. In breve, Dio c’è, secondo me, perché ci siamo noi e perché è impossibile che tutto ciò che ci ruota intorno, visibile e non, non sia gestito da qualcosa di più grande e immenso che sa benissimo dove stiamo andando e perché ci stiamo andando. Bisogna solo fidarsi. E se mi sono sbagliata, almeno ho provato a capirlo e dimmi che non è niente.