Da quando non ci sei

Una persona, alla quale voglio un bene infinito, qualche tempo fa mi ha detto che, quando succederà, si farà cremare e chiederà di far disperdere le sue ceneri in mare. Per inciso, so che c’è tanta gente che vuole fare ‘sta cosa, a quanto sembra. Continua a leggere “Da quando non ci sei”

Il mare a Milano

Pensavo di essere un’apolide. Una che, in qualche maniera, non avesse nessuna preferenza “residenziale” a causa dell’impossibilità di rimanere nello stesso posto per più di qualche anno, sin da quando era nata. Mi ero arresa e tale mi dichiaravo, senza più rimpianti. L’apolidia può essere un bene, certe volte, lo sai? Specialmente quando il posto dove vivi ti sta troppo stretto e quando chi lo governa non merita nemmeno di essere sputato in faccia. Ma questo, ovviamente, è un altro discorso. Continua a leggere “Il mare a Milano”

Ho visto…

Rondine

Ho visto il cielo rabbuiarsi. Ho visto il sole nascondersi dietro le nuvole. Ho visto le onde del mare ingrossarsi e trasformarsi in spuma rabbiosa per poi stendersi violentemente sugli scogli. Ho visto il vento ululante trasportare via con sè mulinelli di sabbia e alghe ormai seccate. I gabbiani volano felici verso la tempesta che sta per arrivare. Da lontano le vedo. Due rondini. La loro inconfondibile sagoma si unisce a quelle dei gabbiani. E’ gennaio, non possono essere ancora qua. 😦 Fa freddo, troppo freddo per loro. Chissà se si sono perse. Chissà se sono dovute rimanere perchè i loro cuccioli non ce l’avrebbero fatta a tornare in Africa. Chissà… Che belle che sono, però, nel cielo del primo gennaio 2011, mentre volano nel vento, assieme ai gabbiani, ad annunciare la pioggia. Come sono belle… Quanto romanticismo nel loro sinuoso volare. Come sono enigmatiche e stupende… Come… Sbaaaaanggg!!!! Ho visto le stelle… Maròòòò!! 😦 😦  ‘Nu pièzz è palma m’è cadut ‘ncapa!!! 😦 😦 M A R O’ chemmaleee… Mavaffammocc è rondini, ò mare e tutt è gabbiàn d’à Liguria intera và!! Mannaggialamiseriainfame!!! 😀 :- D

Equivalenze… flatulente!

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A me piace Focus. E’ una rivista che, secondo me, dovrebbero pubblicare settimanalmente perchè è proprio bella tanto. Di cose da commentare su Focus ce n’è una marea (curiose e non) ma, per principio, non lo faccio mai su questo blog perchè ritengo che lo facciano bene e meglio di me tanti altri blogger, commentare le notizie del giorno, intendo. Questa volta, però, facciamo uno strappo alla regola perchè, quando ho letto questa cosa, sò scoppiata così tanto a ridere che Marco pensava fossi uscita scema di botto. Allora, ho deciso, la pubblico e la commento pure con il mio ragionamento che ne è scaturito perchè, il direttore di Focus non me ne voglia, in quel momento, mentre leggevo ‘sta notizia, mi trovavo proprio sul “trono”… if you know what I mean ;-).

Pagina 213 del numero di dicembre 2010: “Una persona sana produce, a livello del mare, in media 15 flatulenze al giorno. A 7 mila metri di quota, il numero sale a 129 al giorno.” 😀 😀 😀

Dunque, dopo la mia prima esclamazione (AZZ!!!) le considerazioni che ho fatto sono, basically, tre:

1) Ok per chi abita a Sanremo e sa che ne dovrebbe fare 15 al giorno. Tutta salute, dicevano gli anziani… 😉

2) Ok per chi sta un pochino più in giù della vetta dell’Everest (che pure là, secondo me, non è che ti venga tanta voglia di farle perchè il gelo ti attanaglia le chiappe, diciamocelo, e l’unica ragione per la quale ti verrebbe voglia di “lasciarti andare” potrebbe essere il “temporaneo calore” rilasciato dall’emissione dei gas personali)… 😀

3) Emmmenomale che l’aria buona sta in montagna!! Ora ho capito perchè! 😀 😀

E poi, allora? E allora, dico io: perchè mai non ci hanno detto quante ne fanno i milanesi o i romani o, magari, anche gli udinesi? Voglio dire, che cavolo ci voleva a fare un’equazione? Mò, non mi dirai che, per darci questi numeri, sono andati a sperimentare personalmente, no? Ecco che allora, la mia mania dei numeri è venuta fuori e io, con il mio amore per le equazioni (grazie Prof.ssa Simonelli 😉 ) ti posso dare le risposte in merito alle tue flatulenze giornaliere… Almeno credo. Ordunque l’equivalenza è questa: 15 sta a Sanremo come X sta a Milano, dove X è uguale a Milano per 15, diviso Sanremo. Ma Sanremo e Milano non sono numeri giusto? Allora sai cosa ho fatto? Sono andata a cercare su internet la distanza dal livello del mare delle suddette città (che è, grazie a Dio, un numero e l’equazione sembrava essere fatta! Solo che i numeri non quadravano e così sono andata a controllare l’altimetria considerata, ma era giusta… 😦 Alla fine, cocciuta più di un mulo, mi sono creata la mia equazione a scalare e, ci sono riuscita, almeno credo. Si, sò pazza 😀 mannòòòò daiiii! In questi momenti di crisi pazzesca ci vuole un pò di svago, và.

Eccoti la lista e, se hai bisogno di sapere il n. di flatulenze “percepite” della tua città, chiedi pure, và! 😀 😀 😀

Udine 18,31; Milano 20,67 ; Torino 22,13; Roma 26, 08.

Il tutto, ovviamente, al giorno per persona. Il che mi darebbe voglia di calcolare le flatulenze totali per città, dato il numero accertato di abitanti, e aggiungendoci una percentuale minima relativi agli infiltrati non dichiarati, ma ci vuole troppo tempo ed è meglio che non lo faccio và… Fosse mai che esce fuori che la città più puzzona è Roma e sarebbe, davvero, una battutaccia da tre soldi!… 😀

Mare o montagna?

foto berlino 30 ott. 3 nov. 2010 065

Mio fratello mi ha inviato questa foto fatta dall’areo mentre andava a Berlino, qualche settimana fa. Bella, neh? 🙂 Quando l’ho vista ho pensato: che bella, però… a me non dice molto perchè mi dà l’impressione di “soffocamento” e la ragione la so. A me, comunque, piace di più il mare. Non c’è niente da fare. La ragione del soffocamento? Quando conobbi Marco, scoprii un universo a me sconosciuto. Lui è un “montagnino” come di dice da queste parti. Lui adora la montagna. I suoi amici mi hanno raccontato che è stato capace di andare a sciare in Piemonte con giacca e cravatta, figurati! E’ stato perfino in Nepal e ha praticamente scalato tutte le montagne del nord Italia. Abbiamo ancora in solaio il piumino e le catene con i ramponi che utilizzò per arrivare a non so quale campo dell’Everest. Roba da pazzi. Da fidanzatina perbene, perciò, cercai di accontentare le sue richieste di condivisione di tale passione. Come si dice? If you can’t beat them, join them! Cosa successe? Beh, che mi portò sulla Grignetta. Marò, 😦 non ci credevo che ero arrivata fino a lassù senza guardarmi dietro, come suggeriva lui. E la cosa più comica fu che arrivai prima di tutti gli altri perchè lui mi aveva insegnato a respirare nella maniera giusta e a non sentire lo sforzo. Mi portò sulla Grigna (e pure là, fui grande). E mi portò sul Grignone. Là, devo dire la verità, le maledizioni si sprecarono perchè fu davvero dura. 🙂 Il viaggio di nozze lo facemmo un po’ in Egitto (al mare) e un po’ in montagna: tutto il Trentino, l’Alto Adige e Dio sa quante montagne mi scalai in una settimana. Ho ancora il bastone con tutti gli stemmini dei rifugi attaccati. 🙂 Arrivammo, l’ultimo giorno, in un posto che chiamano, se non erro, “Le tre punte… di non so cosa”. Eravamo in auto e lui si fermò di botto, sulla strada deserta in alta montagna, proprio davanti a queste punte. Io pensai che fosse sceso per fare pipì, anche se non eravamo molto lontani dall’albergo, perchè lui dice che questa cosa lo fa sentire più vicino alla natura e preferisce farla fuori… 😦 Mah, io penso che sia solo molto irrispettoso nei confronti degli animaletti che stanno sotto. Comunque, stava là da un pò e mi preoccupai perchè pensavo che stesse male. Era in piedi e non si muoveva. Mi avvicino e gli chiedo: “Mà, stai male?” e lui “No Rò, anzi. Vieni qua, ammira la vastità e la stupenda immensità della montagna”. Io mi avvicino e… uè, non sento proprio niente, davvero, e glielo dico. “Terrona sei e terrona rimarrai, ma io, la settimana prossima, ti porto sul monte Rosa, con la neve e là vedrai, amerai di sicuro per sempre la montagna.” Vabbè, mi fidai. E feci male. 😦 La neve c’era, sì. C’eravamo pure noi. Noi con una Rosa (io) che si era lasciata convincere da lui a fare sci di fondo, anche se non aveva mai visto uno sci nemmeno da lontano. Lui mi guida, davanti. Io lo seguo docilmente in un percorso “intimo” e “solitario” che aveva scelto solo per noi. Vado avanti arrancando e sudando e maledicendo in napoletano. “Ammira questo stupendo paesaggio, crapino” diceva. “Respira il profumo della neve, crapino” diceva. Oh, sì… Continuò a parlare finchè non si rese conto che io non stavo più dietro di lui perchè ero affondata, con una gamba sola, in un vuoto ed ero praticamente sotto un metro di neve a masticare ghiaccio e cercare di non morire perchè mi ero praticamente “arravogliata” al contrario nella neve con tutto il corpo e una gamba in giù e l’altra in sù, proprio come i cartoni animati. 😦 Dio che terrore. Cosa era successo? Era successo che “il suo sentiero sicuro e intimo” era, in realtà, uno spiazzo che, d’estate, veniva utilizzato per i picnic con decine di tavoli di legno allungati uno accanto e davanti all’altro e noi avevamo sciato, si fa per dire, sopra questi tavoli fino a quando io, donna di mare fortunatissima, avevo beccato proprio lo spazio di vuoto tra un tavolo e l’altro. Conclusione? Marco non si permise più di propormi di sciare e io, in montagna, ci vado solo per mangiare la polenta coi funghi e i pizzoccheri… 😉