A buon intenditor… (parte 1)

La morte di Anna mi ha dato da pensare e mi ha confermato una cosa su me stessa. Io sono una persona coerente. Nel male e nel bene, io sono coerente. Quello che dico è quello che faccio. Quello che penso è quello che sono. Piaccia o no, questo è. Continua a leggere “A buon intenditor… (parte 1)”

Ogni momento…

…pazientemente aspetta il suo momento. Questi due giorni di ferie mi stanno facendo un bene che non ti puoi immaginare. Ho il tempo di fare quelle cose che si rimandano sempre, che metti sempre nell’ultimo posto delle tue priorità ma che, lo sai, sono vitali per farti andare avanti proprio per la loro peculiarità. A Pasqua Giuseppe mi ha regalato un volume di un fumettista (Phil Krohn). Le strisce sono simili a quelle dei Peanuts ma i personaggi sono adulti, cinici, rassegnati e comicamente sinceri. Gummer Street è la strada dove tutti questi personaggi vivono e si ritrovano. E’ davvero bello e toccante. Ci sono personaggi giovani, anziani, ragazzini, coppie, due sorelle zitelle troppo carine. Bello, un bellissimo spaccato dell’America degli anni ’70.  Tant’è che, per settimane intere, lo sfogliavo distrattamente prima di andare a dormire, ma mai dall’inizio.

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Questa striscia non la capisci se non sai l’inglese. Oh dear, in inglese, si dice per esprimere “oh, mamma mia; oh, mio dio;” è un’espressione di stupefazione. In inglese sarà stato: “oh, dear; oh, dear; oh, dear;” e, in italiano, non hanno potuto trovare altro modo per tradurlo che: “Oh, caro” (ci doveva essere il doppio senso….). Vabbè, è lunga, la spiego n’altra volta, và… 😀

Comunque, di tanto in tanto, da Pasqua Pè mi mandava un messaggio dicendo: “Allora? ‘Sti fumetti, li hai letti?!” Che strano, mi dicevo, proprio strano che uno come lui, che fa le cose e poi le ripone nei cassetti del passato senza farsi tante storie, me la stia a menare con questo libro. Così, gli rispondevo gentilmente che l’avrei fatto quando avrei avuto un attimo di tempo. La settimana scorsa, di nuovo un messaggio. Stamattina, decido di aprirlo dalla prima pagina pensando che, magari, ci aveva scritto una dedica e io, maleducata, non lo avevo ancora ringraziato. Così, sorpresa delle sorprese, infilata nella seconda pagina ci trovo nientepopòdimenoche:

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Bellissima sorpresa! Che bellissima, inaspettata e deliziosa sorpresa! Sto ancora ridendo, lo sai? L’ho subito chiamato e mi sono scusata per non averlo fatto prima, è stato un pensiero davvero bello. L’ho detto, io, che lui mi stupisce sempre. Forse perché non ho aspettative, penso. Abbiamo riso assieme e poi ci siamo salutati. Mi ha richiamato pochi minuti dopo, proprio mentre stavo pensando in quale cornice metterla e sai perché? Per dirmi che il posto di quel biglietto da 10.000 lire è il portafogli; quello è il suo posto. Mi ha consigliato di tirarlo fuori, così, con nonchalance, quando sono con qualche amico e di far finta di pagare il conto o qualcosa di simile, vedrai come ci resteranno! 😀 😀 Ah, sì, lo posso immaginare, credimi, già sto ridendo al pensiero! Ora, quel bellissimo biglietto rosa sta nel mio portafogli e mi sa che ho imparato una cosa, dicevamo con Pè stamattina, che le cose bisogna iniziarle sempre dalla prima pagina, non so se mi spiego… 😉

Io non sò figlia unica!

E per di più sono la prima. Ma com’è che la gente pensa sempre che io sia figlia unica o che, comunque, non sono la prima? Ma da cosa si vede? Eppoi, scusami, che cosa vuol dire: “Si vede che sei figlia unica”. Maqqquantoscema è sta frase?! Io sono la prima di cinque e ho le cicatrici che lo dimostrano, à belli! Il che, in breve, vuol dire che mi sono beccata le botte per prima e le rotture di palle per ultima, dopo gli altri tre e più degli altri tre. “Stai attenta a tua sorella, stai attenta a tuo fratello, stai attenta all’altra sorella… Devi dare l’esempio… Metti a posto la casa… Metti a posto la testa… Metti a posto la vita tua e degli altri…”. Ma tu lo sai cosa vuol dire il peso di fare da esempio quando tu, invece, l’esempio lo stai cercando?! Non ti dico niente. Ti dico solo che, alla fine, dopo anni, anni, anni e anni di tante cose brutte e belle, siamo cresciute. Ho tirato su la più piccola che, alla fine, mi chiamava mamma. Con l’altra ci litigavo due giorni si e tre pure. Il fratello? Ah, terra straniera per me, per molti anni. Un altro fratello lo abbiamo perso al Cardarelli, appena nato, una calda domenica di Luglio del ’74. Sì, ora siamo cresciuti e ringrazio Dio per avermi dato dei fratelli, perché sono preziosi davvero; fosse anche solo per mandarli a ranare quando ti fanno girare le palle (almeno con loro te lo puoi permettere) ;-). Forse è per questo che, a volte, penso che la vita sia crudele e ingiusta. Perché non ho potuto dare la stessa cosa a Laura e non per mia scelta. Ma, se così è stato, vuol dire che così doveva essere e amen. Eccole, dunque, le mie sorelle: Tina l’ostetrica (a dx) e Anto la mia bambina Miss Burger King di Prato (in mezzo).

Le mie sorelle

Come si cambia…

Ho compiuto 46 anni il 12 maggio. Non ho fatto una festa o cose particolari. Ho lavorato fino alle sette di sera e poi ho mangiato una pizza e la torta con Marco e Laura. Marco è rimasto un po’ stupito perché mi ha vista mangiare una pizza diversa da quella che avevo sempre preso, da 15 anni che mi conosceva. La napoletana è sempre stata la mia pizza. Qualche volta, qualcuno era riuscito a farmi mangiare quella con il tonno, ma non era durata molto. Il mese scorso Yasser, il marito della mia amica Anna che sta lentamente e coraggiosamente morendo di tumore, prima di andare a prendere le pizze per noi tre, ché mi avevano invitata a cena, dice: “Prova questa che prendo io, Rosa! Vedrai, ti sorprenderà e ti piacerà, bisogna cambiare, qualche volta nella vita…”.  Beh, il momento non era dei migliori e così, quasi a cercare di esorcizzare il nero che mi circondava circa un mese fa, ho acconsentito. Guardo Anna che sorride. La guardo e penso che ne ha passate una marea. Ero fuori dalla sala operatoria, anni fa, quando le hanno tolto un rene che aveva dovuto soccombere al male estremo. Yasser non era ancora entrato nella sua vita. Ora, pezzo dopo pezzo, anno dopo anno, come una partita a dama, il tumore si sta portando via il suo corpo e lei, tra momenti di disperazione ed altri di menefreghismo assoluto, va avanti e combatte a modo suo. Qualche volta con il reiki, altre con le medicine, altre ancora con la rabbia di chi ha vissuto una vita di dolori e si chiede perché a me. Ogni volta, però, con la speranza e il desiderio di vivere bene quello che si può, finché si può, nonostante tutto. E’ un grande esempio, per me. Ora che ci penso, da quella sera, non so spiegarti bene, è come se in me fosse nata una nuova consapevolezza. Ho avvertito consciamente una forza, in me, della quale non conoscevo l’esistenza. I momenti brutti, ora lo posso dire, ti rafforzano, sai? Tantissimo. O ti distruggono o ti rendono più forte, come se la vita spalmasse un velo in più di protezione sul tuo cuore e sulla tua anima, mentre tenta di danneggiarteli con gli eventi e le situazioni dolorose. Non so se mi sono spiegata. Ad ogni modo, in quel momento, sai, la mia separazione sembrava la cavolata più grande del mondo paragonata al suo dolore e alle sue speranze castrate da un corpo malato e da un destino cieco. Beh, tanto sta, che ho divorato la pizza con pomodoro, mozzarella, rucola, gamberoni e grana! Marò, se lo sapesse mio padre! 😀 Vedo già il titolo sull’Eco della Riviera: Figlia del più grande pizzaiolo della riviera di ponente mangia pizza della nouvelle cuisine suggerita da un egiziano in vena di novità… Eppure, sai, l’ho mangiata davvero di gusto e l’ho apprezzata così tanto che, da allora, non scelgo più la napoletana. Già, si cambia, qualche volta nella vita. Non so se sia per il meglio o no ma so che il mio compleanno è andato bene, anche se eravamo solo in tre. Marco mi ha regalato un CD della Mannoia e la collection di Cento voci femminili. Laura mi ha regalato un cuscino con sopra scritto: “Mamma, sei unica!”. A proposito, questa è da raccontare: domenica scorsa mia mamma mi chiama e dice: “Auguri!” Io penso che, per l’ennesima volta, si è dimenticata quando sono nata perché non si saprà mai se era l’11 o il 12 maggio e le dico: “Mà, guarda che è il 12…” La sento sospirare e dire: “Lo so, strega, oggi è la festa della mamma!” Marò, nel caos totale mi ero dimenticata della festa della mamma e a Laura avevo detto che la festa della mamma coincideva con il mio compleanno (più o meno) così non mi aveva fatto gli auguri e io mi ero dimenticata della mia, di madre! 😀 Vabbè, che ci vuoi fare? E’ la vecchiaia! Sì, a volte si cambia e non ce ne rendiamo nemmeno conto. Mi guardo allo specchio e cerco segni di questo cambiamento, come feci quella notte, che tornai a casa dopo che avevo dato il mio primo bacio al fortunato mortale, milioni di lune fa. Nulla, lo sai? Non vedo nulla. Non so se è perché davvero non sono cambiata o se ho accettato, lentamente, inesorabilmente e con saggia consapevolezza, tutti i cambiamenti della mia vita in modo da assimilarli e renderli “invisibili” ad occhio nudo. La gente mi guarda e dice: “Dio, non hai una ruga.” “Dio, non hai che due o tre capelli bianchi, ma come fai a non farti la tinta?” “Dio, hai sempre lo stesso sguardo.” Non lo so se è vero. Voglio dire, è vero, le rughe sono impercettibili (e io ringrazio solo l’Oil of Olaz 😉 ), i capelli bianchi si contano su due mani (e per quello non so cosa ringraziare, ma non mi fanno paura, anzi). Lo sguardo? Sì, lo ammetto, quello è sempre lo stesso, nonostante il packaging evoluto che lo avvolge. Sì, diciamo che sono evoluta, và… Quando Marco mi ha regalato il CD della Mannoia sono stata davvero contenta. C’è una canzone, in quel CD, che io amo moltissimo. Si intitola: “Dois irmaos” : “Due fratelli” che è anche il nome di una città brasiliana, se non erro e che credo sia il soggetto della canzone. L’ha scritta Chico Buarque, che mi piace molto. Adoro la musica brasiliana e, in modo particolare, la bossa nova e Moraes. Ho un vecchissimo LP di Moraes che si intitola “Per vivere un grande amore” ed è semplicemente sublime. Prima o poi, carico pure quello perché, se un giorno tu me lo dovessi chiedere, l’unico LP del quale penso che ogni canzone sia eccelsa è proprio quello.  Dois Irmaos, nelle parole di Fiorella Mannoia è davvero bella perché sono parole stupende, ma penso che Buarque sappia meglio esprimerla perché è sua. Non ho trovato il video della Mannoia e, allora, ti metto quello di Chico Buarque con le parole della Mannoia e, se non è il tuo compleanno, auguri lo stesso! 😀

Dois Irmaos – (Morro Dois Irmaos)

Fiorella Mannoia

(C.Buarque – C.Buarque/P.Fabrizi)

Dois Irmaos, quando si alza un’altra aurora
e ai tuoi piedi si vanno offrendo gli strumenti
ho imparato a rispettare il tuo rigore
come a diffidar del tuo silenzio

Sento già la pulsazione attraversata
da quel che è stato e che sarà, in un’altra vita
come se la scura roccia dilatata
fosse una vertigine di tempi

E così, come se il ritmo del silenzio
fosse sì, l’insieme ritmico che ho dentro
un incanto di una musica sospesa
sopra una montagna in movimento

É assim como se o ritmo do nada
Fosse, sim, todos os ritmos por dentro
Ou, então, como uma música parada
Sobre uma montanha em movimento.